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	<title>Spotlight - Nerdvana - Nerd Magazine</title>
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	<description>Il Paradiso dei Nerd - Notizie, guide e recensioni su Apple, iPhone, Mac, iPod, iPad, iOS, Console e tecnologia.</description>
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		<title>Il nuovo iPad 3: la connettività HSPA+</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Mar 2012 18:30:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[iPad]]></category>
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		<category><![CDATA[Telefonia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Superata la delusione iniziale dovuta alla mancanza del supporto LTE per le frequenze europee (dovuto anche alla scarsa diffusione di questo standard nel vecchio continente), grazie alla segnalazione del solito amico @BonAce85 scopro che il nuovo iPad 3 (ma sì, mettiamoci sia nuovo che 3 per essere sicuri di capirci) supporta la tecnologia di trasmissione [&#8230;]</p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2012/03/11/il-nuovo-ipad-3-la-connettivita-hspa/">Il nuovo iPad 3: la connettività HSPA+</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2012/03/hspa.png" data-rel="lightbox-gallery-4FuAbjtX" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-6479" title="" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2012/03/hspa.png" alt="" width="600" height="262" /></a></p>
<p>Superata la delusione iniziale dovuta alla <a title="LTE, questo sconosciuto. La situazione europea che potrebbe tagliar fuori l’iPad 3." href="https://www.nerdvana.it/2012/03/08/lte-questo-sconosciuto-la-situazione-europea-che-potrebbe-tagliar-fuori-lipad-3/">mancanza del supporto LTE per le frequenze europee</a> (dovuto anche alla scarsa diffusione di questo standard nel vecchio continente), grazie alla segnalazione del solito amico <a href="https://twitter.com/#!/bonace85">@BonAce85</a> scopro che il nuovo iPad 3 (ma sì, mettiamoci sia <em>nuovo</em> che <em>3</em> per essere sicuri di capirci) supporta la tecnologia di trasmissione HSPA+ (conosciuta anche come HSPA evoluto) che permette di raggiungere la velocità teorica di download di 42 MBit/s e di upload di 22 MBit/s, ossia il massimo supportato dallo standard UMTS. Supporta, inoltre, il sistema MIMO, che permette di sfruttare antenne multiple sia in trasmissione che ricezione.</p>
<p>L&#8217;HSPA+ è attualmente supportato da Tim, 3 Italia e Vodafone.</p>
<p>A conti fatti, il nuovo iPad non è di certo lento, anzi&#8230; Che ne dite?</p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2012/03/11/il-nuovo-ipad-3-la-connettivita-hspa/">Il nuovo iPad 3: la connettività HSPA+</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
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		<title>Solid State Disk</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico Fornarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 15:30:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spotlight]]></category>
		<category><![CDATA[nand]]></category>
		<category><![CDATA[SSD]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Com&#8217;è fatto un SSD? La maggior parte dei dischi di classe mainstream utilizzano le “economiche” MLC, che permettono di memorizzare più bit in un’unica cella di memoria. Sappiate però che esistono anche le SLC (le prime inventate cronologicamente) che sono potenzialmente più longeve e veloci dal momento che memorizzano 1 solo bit per cella: produttivamente [&#8230;]</p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2012/03/08/solid-state-disk/">Solid State Disk</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Com&#8217;è fatto un </strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Unit%C3%A0_a_stato_solido"><strong>SSD</strong></a><strong>?</strong><br />
La maggior parte dei dischi di classe mainstream utilizzano le “economiche” <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Multi-level_cell">MLC</a>, che permettono di memorizzare più bit in un’unica cella di memoria. Sappiate però che esistono anche le SLC (le prime inventate cronologicamente) che sono potenzialmente più longeve e veloci dal momento che memorizzano 1 solo bit per cella: produttivamente più dispendiose. Queste sono presenti nei dischi di classe “enterpise”, come nella serie EX di OCZ. Gli SSD cono più simili alle memorie RAM che agli hard disk tradizionali e come queste hanno incredibili velocità di lettura/scrittura, nessuna parte meccanica in movimento, silenziosità, minor consumo energetico.</p>
<p>Prendendo in prestito il saggia-motto &#8220;<strong>+SSD -GHz&#8221;</strong>, con questo articolo vorrei esprimere alcuni quesiti leggermente più tecnici, in merito alla validità dei dischi allo stato solido in base all’uso del proprio Personal Computer.</p>
<p>È banale che parlando di prestazioni, l’ideale sarebbe avere +SSD +GHz, ma anche +RAM +GPU +CACHE +GB = +EURO. Tuttavia, sovente si spendono 300€ in più per avere una CPU del 5% più performante e poi si lascia il disco tradizionale a 5400 RPM, analogamente ad una Ferrari usata con il freno a mano tirato. Pertanto, a parità di spesa è preferibile avere un SSD e non un leggero upgrade della CPU. A chi è riferita questa frase? A tutti indistintamente, dai navigatori della domenica al professionista della grafica. Cerchiamo di spiegarne il motivo.</p>
<p>I processori elaborano le informazioni, più o meno velocemente ed efficientemente, ma queste da dove arrivano? E, sopratutto, dove vengono memorizzati i risultati? Il nostro cervello è capace di ragionare ed al tempo stesso è la memoria di immagazzinamento (storage) della memoria, ma nei computer ciò avviene attraverso elementi distinti. Le cache, spesso trascurate, solo le memorie più veloci e prossime alle unità di calcolo e vengono usate per registrare questi dati “volatili”. La RAM è molto più capiente ma anch’essa può contenere solo informazioni volatili, che spariscono quando il computer si spegne. Ecco perché i nostri “file”, compresi tutti quelli del sistema operativo e delle applicazioni, necessitano di unità di archiviazione di massa, solitamente identificate con i dischi rigidi. In un computer spento tutti i dati personali e del sistema operativo (non ci interessa al momento approfondire il discorso firmware) sono scritti nel disco rigido. Appena lo accendiamo, la CPU inizia ad eseguire “operazioni” e tutte richiedono un input (informazioni) ed un output (risultato). La cache e la RAM sono memorie allo stato solido (diciamo, genericamente, dei chip) che consentono accessi e scritture incredibilmente rapidi. La sorgente delle informazioni primaria invece, sarà necessariamente il disco rigido (l’unica memoria di massa non volatile) che è solitamente costituita da un disco magnetico, con piatti e testine: struttura che risale al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Disco_rigido#Storia">1956</a>. La CPU, invece, elabora i dati e secondo stime di preferenza assoluta valuta dove scrivere i risultati, prediligendo in ordine: cache, RAM e, infine, hard disk. Questo significa che, di norma, i dati più recenti vengono mantenuti nella velocissima cache per poi essere spostati nella RAM, la quale rimane comunque molto rapida. La RAM è molto più capiente della cache (si passa da unità di MB a GB), ma è sempre limitata ed il computer ne deve lasciare sempre una quantità disponibile. Ecco perché si finisce comunque con fare <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Swap_(informatica)">swap</a> su disco, allocando uno spazio che viene considerato come una estensione della memoria RAM. In sostanza il ciclo che consente al computer di funziona nasce e finisce proprio sul disco rigido.</p>
<p>Immaginate di avere un camino enorme capace di bruciare tonnellate di legna (CPU) e per alimentarlo un omino esile che prende i ceppi ad uno ad uno, posti a 10 metri dal bracere. Il senso del &#8220;collo di bottiglia&#8221; avviene quando le componenti di un sistema non sono correttamente bilanciate e vi è un elemento così lento da influenzare l’operatività degli altri, i quali lavorano al di sotto delle loro possibilità. Inoltre nei computer vi sono molti servizi che operano in background e che vanno ad utilizzare il disco rigido e ve ne saranno sempre di più. Pensate ad esempio ai portatili dove vi è un file di swap fotocopia della RAM che viene tenuto sempre aggiornato in modo da potersi riprendere da una ibernazione in seguito ad uno spegnimento forzato per carenza di batteria (quando vedete la barra di progressione al risveglio dall’ibernazione quel file “immagine” viene letto dal disco e rimesso nella RAM). Se qualcuno vi dice che un disco veloce serve solo per aprire file di grosse dimensioni, non dategli ascolto, poichè non sa di cosa sta parlando. La velocità di questo elemento influisce su tutta l’operatività generale del computer ed i miglioramenti si notano in ogni singolo aspetto, per il professionista come per il privato.</p>
<p>Un disco tradizionale funziona con piatti e testine, ossia elementi meccanici che richiedono del tempo per spostarsi. Nei dischi allo stato solido (SSD: Solid State Disk) lettura e scrittura avvengono senza alcun movimento, in quanto sono formati da memorie di tipo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Memoria_flash">NAND/flash</a> e questo consente di avere diversi vantaggi tra cui una maggiore robustezza, minori consumi e rumorosità assente. La velocità massima è quella che entra in gioco con letture/scritture continue, ad esempio per aprire/copiare/salvare un file di dimensioni medio/grandi, ed un SSD è più veloce di un disco tradizionale anche oltre le 10 volte: un classico HDD da 5400 RPM che si trova nei portatili viaggia a circa 40 MB/sec mentre un SSD SATA3 raggiunge e supera i 500 MB/sec. Questo dato è già piuttosto indicativo, ma non quanto il valore di IOPS. In effetti in tutta l’operatività normale che il computer esegue dietro le quinte, la CPU non memorizza dati voluminosi ma tantissime informazioni che rientrano in pochi KB. Un SSD OCZ Vertex 3 è capace di eseguire 85000 operazioni al secondo con file di 4KB: il risultato è lontano anni luce da quello ottenibile con i movimenti meccanici delle testine nei dischi magnetici. Questo dovrebbe dare la misura delle differenze in gioco, ma soprattutto lascia comprendere quanto un disco veloce serva a tutti. Non avere quel “pezzo di ferraglia” come unità di massa primaria darà nuova vita anche a vecchie macchine con CPU lente.</p>
<p>Chiunque abbia provato un MacBook Air 11″ (2010) prima serie con un Core 2 Duo a basso voltaggio da 1.4 GHz e con soli 2GB di RAM vi potrà dare viva testimonianza di questa affermazione. Nel 2011 sono arrivate anche CPU sufficientemente performanti ed i risultati sono oggi ancora migliori. Un SSD potrebbe, in linea del tutto teorica, essere poco influente su un server facente parte di un cluster con carico di lavoro distribuito il quale esegue solo operazioni h24, ad esempio nei centri di ricerca. Per i normali computer, invece, il suo apporto sarà immediato, riconoscibile ed evidente. Esemplificando, molti pensano che aprendo un&#8217;immagine JPG di 300KB sia quello il suo reale peso. In realtà non è così, perché si tratta di formati compressi che, per essere aperti occupano in memoria molto più spazio. Con le normali fotografie sono richiesti 3 byte per ogni pixel (metodo RGB): questo significa che, per sommi capi, una normale foto scattata con iPhone 4S da 8 megapixel per essere aperta con un programma di grafica occupa in memoria circa 23MB (=3*8000000/1024/1024). Se considerate che chi fa grafica spesso crea progetti di Photoshop con decine di livelli e maschere e che ognuna di queste è come un’immagine a parte (le maschere, tuttavia, hanno un solo byte per pixel) potete facilmente immagine come un documento complesso, magari anche ricco di effetti dinamici, richieda una quantità di spazio in memoria incredibilmente più grande rispetto a quanto ne occupi su disco. Questo esempio serve a capire perché serve tanta RAM, perché i computer facciano tanto swap su disco e perché nelle preferenze di software del calibro di Photoshop vi sia una opzione dedicata alla scelta dei dischi di memoria virtuale che si trova nella voce “Prestazioni”.</p>
<p><a href="http://domenicofornarelli.files.wordpress.com/2012/01/ps.png" data-rel="lightbox-gallery-LmlwrwaV" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-746" src="http://domenicofornarelli.files.wordpress.com/2012/01/ps.png" alt="" width="500" height="321" /></a></p>
<p>La “Descrizione”, inoltre, suggerisce di usare dischi veloci. Viene anche consigliato di non usare lo stesso disco dell’avvio del sistema operativo per evitare carichi di lavoro concorrenti con lo swap di sistema.</p>
<p>Osservazione: in alcune operazioni, il collo di bottiglia può diventare la CPU. Ad esempio, nel rendering video noterete che il carico di lavoro sale al 100%, la temperatura cresce e le ventole che girano velocemente. In questi casi avere un SSD non è determinante, perché il bilancio tra informazioni e calcoli si sposta sul secondo e per scrivere un pixel è richiesto meno tempo/sforzo che a determinare il suo aspetto. Ipotizziamo di rientrate in questa particolare casistica. In primo luogo, la differenza di prestazioni che vi è tra una CPU ed una immediatamente successiva in termini di GHz è di pochi secondi in meno su operazioni di decine di minuti. Tra CPU molto diverse si può arrivare anche ad un tempo dimezzato. Il punto cruciale è: usate il vostro computer solo per premere esporta o renderizza ed attendere i risultati? Sicuramente no. Ipotizziamo di risparmiare anche 10 minuti per un rendering per merito di una CPU migliore, sapete quanti ne risparmierete in una sola giornata utilizzando il computer? Fin dall’accensione non avrete più attese di secondi per lanciare applicazioni. Usandole: provate a lavorare su un’applicazione banale come iMovie o su una professionale come Motion con o senza SSD. La differenza è disarmante per i tempi di latenza minimi ed un&#8217;eseperienza/piacere d’uso impareggiabile. Alla fine, avere l’SSD serve anche per chi fa largo uso della CPU. Ed è per assurdo consigliabile anche a questi più l’SSD che l’upgrade di CPU.</p>
<p>In merito al TRIM: si tratta di un sistema che deve essere supportato sia dal disco che dal sistema operativo e consente di mantenere inalterate le performance degli SSD nel tempo. Sui Mac con SO aggiornato è supportato ma solo con i dischi montati direttamente da Apple. Politica doppiamente sfavorevole sia in termini di principio che economici, visto che l’aggiunta eseguita direttamente in fase d’acquisto costa troppo. Ci sono però due considerazioni:</p>
<ul>
<li>vi sono piccole applicazioni che attivano comunque il TRIM (uso raro e sconsigliato);</li>
<li>nelle recensioni di SSD si trovano sempre specifiche su un un efficiente Garbage Collector.</li>
</ul>
<p>Quando i dati vengono scritti sul disco vanno a riempire alcune celle di memoria o parte di esse. Queste hanno una dimensione standard e difficilmente un file ne userà una quantità esatta. Pertanto, dopo numerose scritture molte celle saranno occupate solo parzialmente. Inoltre, al momento della cancellazione i dati non vengono veramente eliminati, ma semplicemente identificati come spazio non protetto e quindi riutilizzabile (su questo principio si basano i software che recuperano i dati cancellati dal cestino). Quando un SSD si proverà a scrivere in quegli spazi, dovrà dapprima effettuarne la reale cancellazione. Questo intervento rallenterà la scrittura. Per questo motivo più il disco è usato e saturo, più diventerà lento.</p>
<p>Il TRIM è una funzionalità introdotta per arginare questa problematica. In sostanza agisce in background, ripulendo in modo effettivo le aree liberate dai file cancellati. In questo modo al momento della successiva scrittura non sarà necessaria nessuna operazione preliminare. Quando pensate alla reale operatività di questo meccanismo, non dovete immaginare la sua applicazione solo ai file gestiti consapevolmente dall’utente, ma anche a tutti i file creati, modificati e cancellati dal sistema durante la normale operatività. Bisogna anche considerare che ciò contribuisce a ridurre la durata di vita del &#8220;disco&#8221; (lo possiamo ancora chiamare così?) per le continue cancellazioni, eseguite anche quando non espressamente necessario. In termini generali, TRIM e GC non fanno esattamente la stessa cosa ma, sommariamente, raggiungono gli stessi risultati. Questo specie con i controller più recenti (tipo i SandForce SF-2xxx) che gestiscono in autonomia (senza appesantire il sistema operativo) le scritture e la “spazzatura” mantenendo il disco efficiente. In effetti la tecnologia TRIM si è dimostrata scarsamente efficiente, meno degli SSD che usano controller con Garbage Collection. Con la GC, infatti, il disco fa molto più che cancellare a priori tutto lo spazio liberato, perché tiene traccia dello stato di occupazione delle singole celle e secondo un algoritmo interno cerca di indirizzare e pianificare le scritture al fine di evitare il più possibile operazioni inutili. A seconda di come questo algoritmo è “tarato” si può favorire maggiormente la velocità o la durata del disco. Inoltre questa tecnologia è interamente nel SSD, per cui il SO non deve fare nulla, riducendo, quindi, il suo carico di lavoro. Apple con il MacBook Air 2010 ha optato per SSD con controller Toshiba T6UG1XBG. Questo controller ha una GC piuttosto evoluta e, come i SandForce SF-1200 e superiori, non ha bisogno di TRIM. Eppure Lion abilita il TRIM nativamente. MISTERO: perchè scegliere di abilitare una tecnologia obsoleta che compromette il disco, laddove in passato si è fatto un passo in direzione differente?</p>
<p>Gli SSD, tuttavia, hanno in soldoni lo svantaggio di permettere una ridotta archiviazione, dal momento che attualmente è in fase di ricerca e sviluppo di multinazionali per lo storage, alla ricerca di soluzioni sempre più capienti a parità di spazio fisico occupato. Ne consegue che sovente gli utenti si trovano di frontoe alla scelta di adottare sistemi ibridi, che vedono l&#8217;installazione di un SSD aggiuntivo ad un HDD tradizionale nell&#8217;allogiamento di fabbrica destinato ad accogliere il supporto ottico. Un adattatore che si presta allo scopo può essere il valido <a href="http://www.saggiamente.com/blog/2010/07/08/recensione-mce-optibay-come-installare-un-secondo-disco-nel-macbook-pro/">MCE OptiBay</a>. Si tratta di una struttura che esternamente ricalca le forme del lettore ma internamente ha un alloggiamento per dischi da 2,5″. Nella confezione si trova anche un leggero case in plastica per riutilizzare il SuperDrive come unità esterna. Il prodotto è valido, ma presenta un prezzo alto, soprattutto ora che il case esterno per recuperare il masterizzatore (uno dei suoi punti di forza) diventa non più così necessario con i masterizzatori di terze parti che si trovano a <a href="http://www.saggiamente.com/blog/2011/09/19/recensione-samsung-se-s084f-un-masterizzatore-economico-per-mac/">prezzi minimi</a>. L&#8217;adattore <a href="https://www.amazon.it/dp/B004MA1MII/ref=as_li_ss_til?tag=saggi-21&amp;camp=3458&amp;creative=23838&amp;linkCode=as4&amp;creativeASIN=B004MA1MII&amp;adid=08ZPAJASDQES2ZD9TMZW&amp;">LEICKE</a>, invece, rappresenta una soluzione molto più economica che si trova su Amazon a 24,90€, spedizione inclusa. Gli utenti lamentano l’assenza delle viti nel kit fornito, ma il prezzo è interessante, in linea con altri prodotti che si trovano nei siti d’aste e che si ricevono dopo lungo tempo da Hong Kong e senza alcuna garanzia. Almeno con Amazon si ottiene consegna rapida e sicurezza nel caso di resi/rimborsi. Il prodotto funziona bene ed è costruito da un’azienda tedesca. Tuttavia, si tratta di un SATAII (3GB/s), per cui se inserito in Mac del 2011 con Sandy Bridge limita la velocità della SATA3. Dal punto di vista della compatibilità, invece, non c’è alcun problema.</p>
<p>Precisazione: se volete aggiungere un SSD al classico HDD nei MacBook Pro, considerate che il sensore di sicurezza per i movimenti si trova solo nell’alloggiamento primario ed è molto importante che il disco “tradizionale”, ovvero quello con piatti e testine, rimanga in quella posizione. Nell’adattatore del SuperDrive conviene sempre mettere gli SSD.</p>
<p><strong>Quale formato di SSD scegliere?</strong><br />
Innanzitutto, gli SSD non hanno la forma che immaginate. La scocca che li contiene, e che apparentemente sembra molto simile a quella degli HDD, mantiene i tradizionali standard di formato 1,8″, 2,5″ e 3,5″ solo per semplificarne l’installazione e mantenere la compatibilità con i computer. Di norma i 3,5″ si usano nei desktop, i 2,5″ nei notebook e quelli da 1,8″ negli UltraBook come la vecchia serie di MacBook Air. A partire dai modelli da 11″ e 13″ del 2010, Apple ha, invece, deciso di utilizzarlo “nudo” risparmiando molto spazio.</p>
<p><a href="http://domenicofornarelli.files.wordpress.com/2012/01/ssd_2010.jpg" data-rel="lightbox-gallery-LmlwrwaV" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-747" src="http://domenicofornarelli.files.wordpress.com/2012/01/ssd_2010.jpg" alt="" width="500" height="319" /></a></p>
<p>Attualmente quelli da 1,8″ non sono più utilizzati in nessun Mac, mentre quelli da 3,5″ rimangono validi quasi esclusivamente per il <a href="http://clk.tradedoubler.com/click?p=21663&amp;a=1731029&amp;g=17982038&amp;url=http://store.apple.com/it/go/macpro">Mac Pro</a>. La tendenza attuale prevede di scegliere i 2,5″ da utilizzare poi con opportuni adattatori (come il <a href="http://eshop.macsales.com/owcpages/multimount/">multi-mount</a>). Questi sono più versatili, in quanto si possono usare anche sui portatili mantenendo identiche prestazioni e funzionalità (laddove quelli da 3,5″ sono di norma più performanti e capienti a parità di costo).</p>
<p><strong>IDE/ATA, SATA I, SATA II o SATA3?</strong><br />
A seconda del modello di Mac in vostro possesso dovrete scegliere l’SSD più adatto. L’informazione è visibile in System Profiler, ma se non sapete dove cercare potreste far prima con <a href="http://www.mactracker.ca/">MacTracker</a>. Scaricatelo ed aprite con un doppio clic la scheda tecnica del vostro computer. Nel pannello Expansion/Ports leggete cosa appare in corrispondenza di “Hard Drive Bus”. Se trovate indicato 3.0 Gbps avete la SATA II, un valore di 1.5 Gbps indica invece SATA I. Allo stato attuale nessun Mac, neanche il Pro, ha la SATA 3 (di fabbrica) ma gli SSD con questo standard arriveranno presto sul mercato. Considerate che i connettori sono identici ed i modelli retro-compatibili. Per cui potete potenzialmente installare un disco SATA3 su un computer con SATAI o II, perdendo la differenza tra le velocità.</p>
<p>Gli SSD con standard IDE/ATA sono in verità una conquista recente e mirano a fornire parte della loro velocità anche nei computer più vecchi, come i PowerMac G4.</p>
<p><strong>Conviene installare un SSD SATA II su un Mac con SATA I?</strong><br />
Sicuramente la ridotta banda passante da 1.5Gbps non vi permetterà di sfruttare tutta la potenza di un SSD SATA2 capace di transfer rate medi di 285MB/s. Tuttavia, il bus SATAI ha un limite teorico di circa 180MB/s, per cui pur sfruttando solo 2/3 della reale capacità vi darà comunque prestazioni di gran lunga superiori a quelle di un HDD tradizionale, anche a 7200 RPM. Inoltre, fatto l’acquisto potrete portarlo con voi in un eventuale nuovo computer.</p>
<p><strong>Quanti GB ci servono?<br />
</strong>Difficile dare una risposta secca. Personalmente riesco a tenere tutti i dati utente di base ed Mac OS X 10.7.2 in circa 25 GB. Tuttavia, per i documenti multimediali anche 1 TB potrebbe risultare poco, a seconda del tipo di file che memorizzate. Provate ad usare <a href="http://www.whatsizemac.com/index.php">WhatSize</a> per scoprire quanti GB vi servono, ma preparatevi ad utilizzare dischi esterni per liberare periodicamente spazio dal vostro disco principale, se utilizzerete solo un SSD.</p>
<p><strong>La mia scelta personale</strong><br />
Per completezza uso MacBook Air 11&#8221; (2010) con BootCamp, partizionando il disco in Mac OS X e Windows 7. Conservo, invece, tutti i lavori in dischi tradizionali configurati in RAID. Così il computer è molto più reattivo in ogni operazione ed è una soluzione che consiglio vivamente.</p>
<p><strong>Gli SSD si abbasseranno di prezzo?</strong><br />
Che la tecnologia avanzi e le vecchie soluzioni si riducano di prezzo è noto. Tuttavia, negli SSD il mercato sta dimostrando un comportamento diverso. Per esempio l’Intel X-25M G2 si è venduto allo stesso prezzo per quasi un anno, nonostante sfrutti un controller sostanzialmente vecchiotto. Le lievi fluttuazioni sui costi che abbiamo notato sono essenzialmente dovute al cambio euro/dollaro, ma non vi aspettate che tra 2 o 4 mesi ciò che oggi costa 400€ costerà 300€ in analogia con la passata tradizione della capienza degli HDD tradizionali (passata, perchè inattuale, dal momento che si verificano strani <a href="http://www.saggiamente.com/blog/2012/01/13/hard-disk-prezzi-pazzi-che-non-accennano-a-ridursi-con-qualche-offerta/">atteggiamenti</a> nell&#8217;immediato presente). A meno di qualche improvviso e drastico calo dovuto a fattori esterni, a mio avviso comprare oggi o domani non cambia quasi nulla sul fronte economico. L’unica differenza è la diffusione maggiore di soluzioni SATA3, che si potranno sfruttare su Mac “del futuro” e potrebbero causare un lieve ritocco verso il basso nei prezzi dei dischi SATA2. Secondo me, saranno i nuovi dischi a posizionarsi ad un prezzo più e le riduzioni sui SATA2 saranno impercettibili. In verità i dischi allo stato solido sono già nel nostro presente anche grazie ad un mercato in continuo aggiornamento in cui i modelli di generazioni precedenti diventano economicamente più appetibili. Se non ci si accontenta di dischi “d’annata” e si vuole avere sempre il meglio, ci si accorgerà che le soluzioni al top di gamma continuano a mantenere prezzi consistenti. Ad essere sinceri, tuttavia, se si prende il modello di punta di un anno fa ed il modello di punta attuale si noterà che l’oscillazione è veramente minima, anche se tendente al ribasso. Siamo ancora molto lontani dal mercato degli hard disk tradizionali e probabilmente non arriveremo a raggiungere livelli tali da pagare un SSD da 500GB a 50€ o meno. OCZ è un&#8217;azienda che sta spingendo verso riduzioni consistenti nei prezzi ed essa stessa pratica una politica dei costi veramente aggressiva. I recenti sviluppi del disco Octane da 1TB dimostrano quanto OCZ sia impegnata ad immettere sul mercato soluzioni al top, cercando di comprimere i prezzi verso il basso. Tuttavia, si sono accorti che non ci sono prospettive concrete di raggiungere una drastica riduzione in breve tempo e stanno valutando di intraprendere un cammino diverso. Negli SSD ci sono due elementi fondamentali: il controller e le memorie NAND, che spesso si dimenticano nella descrizione delle specifiche tecniche immesse sul mercato, perchè troppo intime al prodotto per poter essere apprezzate dai potenziali clienti, alla stregua, ad esempio, dei rapporti mercantili nella presentazione di un valutazione immobiliare, oggetto di sudore per la redazione del rapporto degli specialisti, ma ignorati dai compra-venditori. Tuttavia, le memorie NAND rappresentano una componente essenziale ed influiscono notevolmente sulla qualità e sulla velocità. Quando si è passati da memorie di tipo SLC (Single Level Cell) ad MLC (Multi Level Cell) si sono ridotti i costi di produzione, dal momento che queste ultime permettono di scrivere 2 bit per cella (ovvero 4 combinazioni). Di contro queste hanno degli aspetti negativi: velocità inferiore, aumento dei cicli di lettura/scrittura che diminuisce la vita del supporto, maggiore parcellizzazione dei dati con la conseguenza di rendere più necessarie tecnologie come Garbage Collector e TRIM. Pazienza, le MLC ormai hanno invaso il mercato e ne sono dotati tutti i prodotti mainstream, lasciando alle più costose e professionali SLC il ruolo di soddisfare le esigenze degli specialisti. Ma giusto quando ci stavamo abituando ormai ai limiti delle MLC e iniziavamo a constatare che, tutto sommato, offrono comunque ottime velocità ed un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mean_time_between_failures">MTBF</a> (tempo medio tra i guasti) più che accettabile, OCZ dichiara pubblicamente di essere intenzionata a puntare sulle TLC (Three Level Cell). Già Intel e Micron realizzavano nel 2010 le TLC a 25 nm destinate a finire nelle pen-drive e nelle schede di memoria grazie alla loro compattezza. Rispetto alla MLC si ottiene una riduzione di circa il 20% dello spazio potendo così produrre accessori sempre più piccoli o aumentare il numero di NAND (ossia più capienza di storage). Il problema è che una memoria MLC è mediamente garantita per circa 10 000 cicli di lettura/scrittura, mentre con le TLC si scende a meno di 5 000. Fino ad ora nessuno aveva pensato alla possibilità di utilizzarle negli SSD proprio per queste caratteristiche, ma la scelta di OCZ potrebbe non essere insensata se solo riuscissero ad ottenere drastici tagli di prezzo sul prodotto finito. Se si arrivasse ad un SSD da 1TB a 200€/300€, si raggiungerebbe una grande svolta, anche se fosse composto da TLC. Con l’HyperX, si è contatato che 100 00 cicli di scrittura possono portare ad MTBF di 1.000.000 di ore (114 anni), per cui anche una riduzione del 50% potrebbe essere sopportabile per il mercato entry-level. Tuttavia, se per ridurre i costi riduciamo anche la qualità, non abbiamo ottenuto il progresso che avremmo voluto, ma al contrario, la tecnologia originaria SLC potrebbe addirittura aumentare di prezzo, essendo destinata ad un mercato di nicchia. Per il momento siamo arrivati ad un traguardo interessante con questa mossa di OCZ: raggiungere il costo di 1$/GB, anche se per raggiungerlo si è dovuti salire fino al tera. C&#8217;è ancora tanta strada da fare, ma se i produttori e i consumatori capissero i vantaggi della distribuzione immediata, questo mercato crescerebbe di colpo permettendo di raggiungere una riduzione dei costi più velocemente. Se iniziassero a metterli ovunque, in piccolo taglio, come dischi di avvio (anche nei computer PC/Windows), non solo farebbero un grosso favore a tutti gli utenti che avrebbero macchine migliori, ma darebbero un impulso consistente alla commercializzazione di NAND ed i costi di produzione scenderebbero.</p>
<p>Fonti d&#8217;ispirazione: <a href="http://www.saggiamente.com/" target="_blank">Saggiamente</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/" target="_blank">Wikipedia</a></p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2012/03/08/solid-state-disk/">Solid State Disk</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
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		<title>Backup tips</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico Fornarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 17:30:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spotlight]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sovente in facoltà mi capita di leggere o sentire richieste di aiuto dovute alla poca cura, alla negligenza oppure alla bassa conoscenza informatica degli strumenti di salvaguardia del proprio lavoro. Ogni persona motivata è strettamente affezionata ai propri elaborati, ma a causa di stupidaggini (che per un motivo o per l’altro sempre ed a tutti [&#8230;]</p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2012/02/19/backup-tips/">Backup tips</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sovente in facoltà mi capita di leggere o sentire richieste di aiuto dovute alla poca cura, alla negligenza oppure alla bassa conoscenza informatica degli strumenti di salvaguardia del proprio lavoro. Ogni persona motivata è strettamente affezionata ai propri elaborati, ma a causa di stupidaggini (che per un motivo o per l’altro sempre ed a tutti capitano) non ci si salvaguardia abbastanza dalla potenzialità di corruzione dei documenti o dalla compromissione del/i proprio/i Sistema/i Operativo/i.</p>
<p>In questi giorni, mi sono addentrato nell’affascinante mondo del backup. Mi sono accorto come l’ideologia comune e radicata non solo non applica semplici accorgimenti manuali di copia-incolla, ma persino ritiene che la tutela dei propri documenti sia superflua e dispendiosa sia a livello temporale sia monetario.</p>
<p>Tutto questo interesse ed approfondimento ha avuto luogo da una conversazione su facebook, in cui una collega non conoscendo il comando “rigen” di AutoCAD e non sapendo che il programma lavora per rette e punti, piuttosto che su linee curve, aveva effettuato dapprima un annullamento di n operazioni, quindi uno zoom attraverso lo scroll. Conseguentemente, AutoCAD ha riscontrato che dallo scroll in poi, non esistono altri nuovi ripristini disponibili. Un salvataggio per sovrascrittura senza l’uso di versioni, allora induce al disastro.</p>
<p>Mi sono sentito istintivamente di consigliare l’uso di dropbox per backup incrementali, in modo da salvare una copia anche su server esterno, che conserva tutte le versioni, agevolmente rispristinabili. Inoltre, aggiungere l’autosalvataggio ogni minuto implica maggiore tranquillità.<br />
Tuttavia, ho ricevuto come risposta:</p>
<blockquote><p>“M c coos..! Se sei alle prime armi [riferito a chi domandava aiuto, ndr&#8221;] salva solo ogni 22 secondi, in modo tale che se ti accorgi di aver fatto la cretinata più grossa della tua vita, esci e riapri dal salvataggio precedente!E non ti preoccupare se lo trovi incomprensibile, basta un po’ di allenamento. (:”.</p></blockquote>
<p>Al di là del registro linguistico (prettamente giovanile, su cui ci sarebbero osservazioni interessanti da fare, come l’uso di smile per sminuire, ingraziare l’interlocutore, cercare di alleviare la dichiarazione poc’anzi sostenuta oppure le immense potenzialità di chi assurge esperienza, fra l’altro non quantificabile e difficilmente comprovabile), mi si è accesa una lampadina, da cui è scaturita tutta la sperimentazione nei giorni successivi. Dopo alcune botta e risposta, che riporto:</p>
<blockquote><p>“Il mio messaggio è preventivo e nell’ottica che ciò che segue non necessariamente è migliore di ciò che precede. Sovrascrivere in locale non è una buona scelta. Il tutto, secondo il mio modo di vedere, conservare e tutelare i documenti prodotti con tanta fatica.”</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>“Io tutelo il mio lavoro prima di tutto non affidandomi al primo server esterno che trovo. [Adesso non serve a un cazzo, ma se mai dovessimo diventare archingegneri, cosa della quale dubito fortemente , ci penserò trentasette volte prima di conservare il mio lavoro al di fuori di un ambiente fidato. Le fughe di notizie esistono.E metti che faccio un progettone alla Alvaro Siza eppòi il primo Dropboxer qualsiasi me lo fotte? Cmq sono idee. Secondo me è inutile affittare un spazio in un server esterno. Basta un po&#8217; di attenzione a non fare cacate.&#8221;</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>&#8220;Con tutta evidenza non conosci Dropbox. Una buona password generata e gestita da 1password garantisce un&#8217;ottima sicurezza all&#8217;accesso di dropbox, che è una garanzia non un motivo di preoccupazione da effrazione. Non è il primo server esterno, non si affitta niente e per motivi di studio anche di gruppo è comodo per la condivisione. In futuro, un nas di rete con accesso dall&#8217;esterno è garante di versioni, condivisione ed accesso dall&#8217;esterno, mantenendo fisicamente i dati localmente. Ribadisco: le paure di chi non l&#8217;ha mai provato e si sente insicuro, poco protetto e sfiducioso per eventuale accesso indebito ci sta tutto. Io ho parlato per utilizzo quotidiano, riscontrando solo vantaggi.&#8221;</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>&#8220;Assolutamente hai ragionissima. Ma in tutta onestà, pensi che sia necessario per un progettino di Informatica Grafica del primo anno che la maggior parte degli studenti copia spudoratamente dalle librerie Dwg sparse per la rete? (:[Non mettevo in dubbio la qualità del servizio, mettevo in dubbio l&#8217;utilità nel caso specifico.&#8221;] Cmq Okè, non avevo intenzione di essere polemico (:”</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>“Figurati: lo scontro, civile e pacato come il nostro arricchisce tutti ed aiuta. Grazie di averlo sostenuto. Se ognuno resta delle proprie idee si crea dogmi inutili e scontati, facilmente superabili nel tempo.Io credo che a qualunque anno, in qualunque posto ci si trovi, se si ha cura del proprio lavoro si possano ragionevolmente fare più versioni del progetto, nelle varie fasi di sviluppo. Sì, anche in Informatica grafica, forse a maggior ragione, per approcciarsi al meglio.”</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>“E vissero tutti felici e contenti.[Credo di essere abbastanza conoscitore di Autocad da non fare scmitudini, ma se mai dovesse servirmi un server esterno, magari per qualche progetto più serio, non esiterò a contattarti &#8220;]”</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>“Nessuno è abbastanza conoscitore di nessun programma, anche perchè nel tempo cambiano. Neppure un programmatore pagato dall’impresa conosce davvero e profondamente il programma di cui paradossalmente si sta occcupando. Ognuno ha una visione parziale e settoriale, com’è giusto che sia. Le stupidate capitano sempre, la corruzione di un file è improvvisa, inaspettata, ma frequente. In ambiente universitario, dove spesso si scambiano anche informazioni con più sistemi operativi è ancora più a rischio. A quel punto, meglio prevenire che curare.”</p></blockquote>
<p>mi sono accorto quanto sia doveroso cercare di diffondere al massimo delle mie potenzialità alcuni strumenti imprescindibili. Purtroppo, vivere in un mondo che si sta convertendo timidamente (ossia pochi su larga scala) al cloud implica spesso divergenze d’opinione tra ciò che è per tradizione localmente consolidato e “sicuro” e ciò che è ovunque (non da chiunque) accessibile. Ma ciò esula dalla trattazione odierna.<br />
In primo luogo, sfatiamo il luogo comune che vede i backup come modesti copia-incolla. I backup sono una categoria di copia dei documenti, il “copia-incolla” è una modalità di fare backup.</p>
<p>Questo metodo presenta il vantaggio della facilità d’uso, ma il difetto di fermarsi ad una fotografia nell’istante t dei soli documenti prodotti. Ha lo svantaggio di non essere aggiornabile, se non attraverso la cancellazione integrale e la successiva nuova copia. Inoltre, richiede un dispendio di tempo notevole. In aggiunta, file denominati oltre n caratteri (con n dipendente dal File System e dal SO in uso al momento della copia), generalmente ridotti, presentano l’arresto della copia al punto in cui s’è presentato il problema, con l’incapacità dell’utente di sapere cosa non è stato effettivamente copiato, se non attraverso una comprazione di verifica manuale in tutta la gerarchia. Questo metodo è IMPROPONIBILE in caso di elevata quantità di documenti, tutti diversiticati, con tante estensioni e differente peso e lunghezza del nome.</p>
<p>Un altro valido metodo consiste nella copia incrementale, che sopperisce ad alcuni difetti poc’anzi illustrati. Innazitutto, non è manuale, ma programmata e pianificata. No, al solito, non sono uno stupido romantico che esibisce lessico arguto con numerosi aggettivi tutti equivalenti fra loro. Le implicazioni equivalenti sono utili a creare nessi logici, ma non è questo il caso. Quando scrivo “programmato” intendo che l’utente ha deciso di SINCRONIZZARE due cartelle, affinchè presentino contenuti uguali, ma che puntino a percorsi (preferibilmente supporti, piuttosto che partizioni) diversi. Universalmente è noto che la partizione che contiene il SO debba accogliere solo ed esclusivamente i programmi utili a creare i file che dirotteremo su partizione diferente. In questo modo, un infezione (sono generico per scelta, ma non troppo: l’infezione è proveniente da software esterno; la compromissione deriva da azioni perpetrate dall’utente erroneamente, dolosamente, inconsapevolmente od accidentalmente, ossia per sbaglio, con intenzione, sanza saperlo o per cause esterne spesso fisiche come la caduta del disco magnetico) non permette l’utilizzo del SO, eventualmente ripristinabile a gradini in virtù del danno, ma non arreca modifiche ai tanto agognati file prodotti dagli utenti. Tuttavia, l’esperienza comune induce tutti ad utilizzare le “special folders” per contingenza, brevità, praticità, indolenza: prendo come esempi l’attimo fuggente dello studente, la velocità di salvataggio di un sito preferito senza troppe manipolazioni, l’uso comune, la svogliatezza. Ma di questi documenti meno sensibili a cui teniamo così tanto che li nominaniamo spesso “aaa, bbb, ccc” ci occuperemo dopo. Ho usato anche il termine “pianificato”: questo indica che il backup debba essere simile ad un film, non ad una fotografia. Alla stregua di un film, infatti, specifici programmi deputati a questo malsano compito di amanuense moderno si preoccuperanno di verificare ogni n giorni/ore/minuti/secondi (il tempo è impostato a discrezione dall’utente) sia verificata la sincronia fra la cartella originale (source) e la cartella destinazione (target). Ciò implica che la pianificazione permette di scegliere l’intervallo di tempo in cui si sceglie di aggiornare i documenti, la programmazione sceglie le regole di sincronizzazione, come (a titolo esemplificativo) la direzione di sincronizzazione, la propagazione delle modifiche e degli errori, il numero di versioni di file sovrascritti da conservare ed in quale percorso.</p>
<p>Il RAID<br />
Altro spunto d’interesse, come l’articolo si propone (dal momento che non presenta niente, ma è descrittivo, illustrativo e fornisce indicazioni utili a chi vuole intraprendere una direzione), riguarda il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/RAID" target="_blank">RAID</a>.<br />
Come riporta Wikipedia: il RAID “è<em> un gruppo di dischi rigidi, usato per condividere o replicare le informazioni. I benefici del RAID sono di aumentare l’integrità dei dati, la tolleranza ai guasti e le prestazioni, rispetto all’uso di un singolo disco. Nella sua implementazione originaria, il fattore determinante alla sua nascita era l’abilità di combinare parecchi dischi a basso costo ed obsoleti per rendere il sistema complessivamente migliore di un disco di ultima generazione per capacità, affidabilità e velocità. Nella pratica, il livello RAID 1 permette di combinare un insieme di dischi in una sola unità logica: in questo modo il SO gestisce i differenti dischi come un unico volume; il RAID 0, invece, è tipicamente usato nei server e di solito è implementato con dischi di identica capacità, affinchè restino sempre sincronizzati, riducendo i rischi da rottura fisica (nel caso di sproporzione di capienza tra i dischi, lo spazio a disposizione è pari il minimo fra i due). Con il calo del costo dei dischi rigidi e con il diffondersi della tecnologia RAID nei chipset delle schede madri, il RAID è stato introdotto sia sui computer di fascia alta sia su quelli usati da utenti domestici, specialmente se dedicati a compiti che richiedono un grande immagazzinamento di dati, come il montaggio audio e video.</em>”</p>
<p>Quali programmi utilizzare, quale hardware acquistare?<br />
Dipende.</p>
<p>Se l’uso è l’archivio, con salvataggio incrementale delle vecchie versioni di file sovrascritti e si è in ambiente Windows, proporrei “<a href="http://allwaysync.com/" target="_blank">Allway Sync</a>“.</p>
<p><a href="https://www.nerdvana.it/2012/02/19/backup-tips/largeimg-1/" rel="attachment wp-att-6255"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6255 aligncenter" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2012/02/largeimg-1.jpg" alt="" width="600" height="460" /></a></p>
<p><a href="https://www.nerdvana.it/2012/02/19/backup-tips/bbacadc8-087d-457b-8ef0-1e4b9935b797_4_full/" rel="attachment wp-att-6257"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6257 aligncenter" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2012/02/bbacadc8-087d-457b-8ef0-1e4b9935b797_4_full.png" alt="" width="575" height="336" /></a></p>
<p>Questo software, nonostante la gioventù della traduzione in italiano, è, a mio avviso, indicato per una rassicurazione psicologica in piccoli uffici con massimo 20 macchine solo locali, ognuna con SO su partizione separata dai dati e senza rete aziendale. In questo contesto, sconsiglierei un investimento corposo di un server, dal momento che non c’è la necessità di accedere dall’esterno, nè è conveniente l’acquisto di licenze server per i programmi da virtualizzare su thin-client (non dotati di memoria di storage). A questo software, accoppierei in questa circostanza il valido “Western Digital My book Live” nella sua versione “<a href="http://wdc.com/it/products/products.aspx?id=280" target="_blank">singola</a>” o “<a href="http://wdc.com/it/products/products.aspx?id=620" target="_blank">Duo</a>” a seconda del grado di rassicurazione psicologia a cui ci si vuole sottoporre. La variante “Duo”, infatti, permette il RAID. In aggiunta, questo piccolo NAS consente l’accesso WEB in remoto ai dati per i pc abbinati (se legga SOLO i CONSENTITI, non tutti), la possibilità di avere una libreria iTunes condivisa tra tutti i PC (rientrano anche i MAC, dopotutto sempre Personal Computer sono, anzi direi che storicamente Apple ha voluto proprio introdurli sul mercato), l’accesso ai dati ovunque ci si trovi attraverso iDevices e tablet (dopo l’abbinamento, ovviamente). Montando SO Debian, un <a href="http://mybookworld.wikidot.com/mybook-live" target="_blank">hack</a> permette di usarlo come client p2p per il download/upload senza necessità di dispendio energetico di un computer acceso e collegato ad internet. Consuma 11 W con un hard disk in uso.</p>
<p><a href="https://www.nerdvana.it/2012/02/19/backup-tips/mb6/" rel="attachment wp-att-6258"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6258 aligncenter" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2012/02/mb6.jpg" alt="" width="614" height="461" /></a></p>
<p>Ad ogni modo, in questo scenario la condizione necessaria è una rete locale. Ergo, modem RJ-11 in ingresso ed RJ-45 in uscita per la connessione ad internet, router 1 WAN – n LAN WiFi, switch di derivazione. Cavi CAT6 e portata Gigabit inutili. WiFi necessariamente 802.11 b/g/n.</p>
<p>Se l’uso è, invece, la rapidità in grandi studi con un parco di oltre 20 macchine, alcune fisiche, altre virtuali, non tutte locali (rete aziendale), allora la scelta converge verso l’utilizzo di un server oppure un NAS di rete di alta fascia (come <a href="http://www.saggiamente.com/blog/2012/02/06/recensione-synology-ds411-un-ottimo-nas-per-lufficio-e-gruppi-di-lavoro/">questo</a> valido Synology). In questo caso, scinderei il rapporto con il pubblico attraverso internet dall’uso quotidiano e produttivo. Nell’interfaccia con il pubblico investirei in soluzioni <a href="http://www.saggiamente.com/blog/2012/02/03/arriva-supercloud-la-vps-piu-flessibile-nellera-del-cloud-computing/">SuperCloud</a>, capaci di permettere all’amministratore in remoto di scegliere e pagare le risorse hardware necessarie in ogni momento, risparmiando in occasioni di poco traffico ed investendo pochissimo e non permanentemente nel noleggio di eventuali potenziamenti, scalabili o declassabili dopo l’occorrenza di grandi flussi preventivati. Nel caso di uso interno, invece, il discorso è molto vasto ed il bilancio delle risorse in gioco deve conformarsi alle effettive esigenze, al numero degli utenti contemporanei e complessivi. Ma l’argomento esula questa trattazione, quindi rimando l’argomento a successivi articoli. In breve, soluzioni RAID sono necessarie, assieme a cavi CAT6 ed ADSL a “larghissima” banda (100 mbps per ogni 10 PC). Ma sono certo che gli specialisti del settore troveranno irrisorie le precedenti prescrizioni, sapendo già abbondatamente in merito e superando, di fatto, questa breve trattazione.</p>
<p>Se l’uso è domestico, invece, avrei due stretegie equivalenti. Acquistare due hard disk di stessa capienza per ciascun computer ed usare il RAID (in alternativa un hard disk esterno sincronizzato con Allway Sync) oppure acquistare un <a href="http://www.logilink.eu/showproduct/UA0079.htm">convertitore</a> n USB – 1 ethernet per il collegamento di stampante USB di rete e degli hard disk USB di rete per il backup. In ogni caso, è necessario dotarsi di modem RJ-11 in ingresso ed RJ-45 in uscita, router WiFi 802.11 b/g/n, switch. Si sconsigliano antenne o ripetitori Wi-Fi, dal momento che ai pc collegati ad internet senza cavi avranno IP assegnati in DHCP dall’antenna o ripetitore stesso con gerarchia diversa dal router e quindi non riconoscibili in rete (ergo, dotati di connessione ad internet, ma senza possibilità di condivisione dei documenti, ricerca degli hard disk di rete e stampante di rete).</p>
<p>Nel caso di ridottissime risorse monetarie, è sempre consigliabile partizionare. Non ci si previene da danni fisici, ma statisticamente un SO è ripristinato in tempi più brevi rispetto alla sostituzione di un hard disk.</p>
<p>Resta da affrontare l’argomento sulla possibilità di scongiurare i danni provenienti da compromissioni od infezioni dei SO. Accennati gli “ambienti” (piccolo e grande studio o casa), ora l’argomento può essere disquisito con più profondità.</p>
<p>In primo luogo, in ambiente Windows va differenziato il discorso: da Windows XP SP1 si ha a disposizione lo strumento di backup integrato nel sistema. Effettua un’immagine (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Shadow_Copy">Shadow Copy</a>) di tutti i file, le impostazioni, i programmi installati sulla partizione che accoglie il SO. Ha il difetto di non essere pianificabile. Da Windows (S?)Vista in poi, invece, lo strumento è simile, ma con potenzialità aggiuntive: è ammessa la pianificazione, il backup è incrementale ed i dati sono accessibili, dal momento che sono divisi in pacchetti compressi. Ha il difetto di non poter copiare proprio i file ZIP/RAR/similari e prevede necessariamente almeno una scansione con Windows Defender. Non permette il salvataggio di versioni, ma il backup, in caso di necessità, permette il solo recupero dell’ultima versione.</p>
<p>In ambiente (Mac) OS X, invece, il pratico programma Time Machine permette il backup incrementale, conserva le versioni dei documenti, permette backup pianificati. Lo svantaggio deriva dalla necessità di partizionamento del disco di destinazione (target) con file system HFS+.</p>
<p>Una segnalazione particolare va fatta in merito al programma “WD Start Smart”, utilizzabile, ovviamente, in sola accoppiata di un disco di rete Western Digital, ma disponibile nella versione Windows e Mac. Il software è completo di copie incrementali, versioni, pianificazione. Tuttavia, i dati non risultano accessibili, il ripristino è macchinoso, esclude i programmi ed i file di sistema.</p>
<p>The last, but not he least: i backup su iOS ed Android.</p>
<p>In merito al fratello minore di Mac OS X, al momento c’è ben poco da dire. Si raccomanda l’installazione della versione 5.X, affinchè i soli dati prodotti dalle applicazioni e le relative impostazioni restino conservate su uno spazio online crittografato e protetto, che Apple chiama iCloud. In questo caso, il backup è effettuato quando il dispositivo è in idle, stand-by e sotto carica. Non permette il ripristino di versioni precedenti. Non permette l’accesso (tanto meno la decodifica) ai dati di backup. Risulta limitato a solo 5GB gratuiti. Ricorda le applicazioni acquistate e permette il download dell’ultima versione aggiornata dopo il ripristino. Abbinato ad iTunes Match visualizza i propri brani musicali, permette l’eventuale download o cancellazione rispetto alle esigenze del momento.</p>
<p>Ad ogni modo, personalmente e periodicamente mi preoccupo a scadenze non pianificate di eseguire un backup manuale attraverso iTunes in “locale” per verificare che il trasferimento avvenga senza intoppi, nell’ottica che un errore in locale potrebbe verificarsi anche su iCloud, compromettendo di fatto il ripristino all’occasione.</p>
<p>Sul SO affiliato, ma non direttamente sviluppato da Montain View il discorso è molto simile. In assenza di strumenti ufficiali su Android 2.1, artigianalmente utilizzo il valido software “Titanium“, che mi garantisce una copia sul mio account Dropbox di tutte le versioni dei programmi, file ed impostazioni. Lo svantagio deriva principamente dalla necessità di sprecare spazio su Dropbox, di fatto sovracaricando la banda della mia connessione ed occupando spazio di storage per tutti i PC su cui ho installato Dropbox. Un account alternativo riservato allo scopo sopperisce al problema, considerando che in questo periodo è possibile incrementare i 2 GB originari di ulteriori 5 GB gratuitamente e permanentemente attraverso lo sharing fotografico, oltre ai classici metodi per aumentare lo spazio di altri 768 MB, seguendo le semplici procedure guidate online. Il programma non permette Shadow Copy, ergo dopo il ripristino sarà necessario scaricare nuovamente l’applicazione e lasciare che agisca in background fino al completamento.</p>
<p><em>Alla prossima</em></p>
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			</item>
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		<title>Testa fra le nuvole, piedi per terra</title>
		<link>https://www.nerdvana.it/2012/01/24/testa-fra-le-nuvole-piedi-terra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico Fornarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 15:30:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spotlight]]></category>
		<category><![CDATA[cloud computing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi mi conosce sa perfettamente quanto sia affezionato alle possibilità che concretamente sono sfruttabili utilizzando servizi cloud. Sovente, ascoltate questa magica parola che esce dalla mia bocca con facilità, ma non mi sono mai soffermato troppo nello spiegare i motivi reconditi che mi spingono ad un utilizzo così intensivo. Oggi, ho deciso di passare in [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Chi mi conosce sa perfettamente quanto sia affezionato alle possibilità che concretamente sono sfruttabili utilizzando servizi cloud. Sovente, ascoltate questa magica parola che esce dalla mia bocca con facilità, ma non mi sono mai soffermato troppo nello spiegare i motivi reconditi che mi spingono ad un utilizzo così intensivo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://domenicofornarelli.files.wordpress.com/2011/12/cloud-computing-kitchen-sink1.jpg" data-rel="lightbox-gallery-1Ve31L13" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="http://domenicofornarelli.files.wordpress.com/2011/12/cloud-computing-kitchen-sink1.jpg" alt="" width="500" height="356" /></a></p>
<p>Oggi, ho deciso di passare in rassegna alcuni accorgimenti che quotidianamente adotto. Da studente universitario, le mie esigenze primarie consistono nella registrazione delle lezioni, nello svolgimento delle attività di laboratorio e via discorrendo. Da appassionato di tecnologia informatica, a livello domestico gradisco ridurre al minimo la manutenzione quotidiana, già gravosa a causa delle numerose consulenze, per cui sono contattato. Ne consegue da un lato la necessità di assistenza remota, dall&#8217;altro l&#8217;accesso e l&#8217;utilizzo del mio archivio ovunque mi trovi, con qualunque apparecchio o (eventualemente) senza alcun dispositivo personale sotto mano.</p>
<p>Passiamo in rassegna allora i software di cui maggiormente mi servo e con quali finalità.</p>
<p>Innanzi tutto, ogni mia macchina è dotata di almeno un sistema operativo Windows, a cui ne aggrego altri, rispetto alle esigenze. Ciò implica che, per la riduzione della predetta manutenzione, mi affido ad un piccolo server che accendo al mio risveglio e spengo quando le forze mi abbandonano prima di andare a dormire per riduzione di consumi, emissioni rumorose, eventuali danni da onde elettromagnetiche (non pubblicamente conclamati, ma faccio valere la politica della prevenzione: una fissazione probabilmente psicologica che mi costringe istintivamente anche a cambiare la posizione del telefono durante la chiamata a scadenza di un minuto, attraverso segnalazione sonora). Perchè a casa ho installato un server? Perchè mi sono accorto che tutti i miei computer hanno in comune alcuni programmi che a scadenze differenti aggiorno per mantenermi costantemente informato, ma che non sempre sposa le esigenze degli altri componenti della famiglia. Allora ho optato, ad esempio, per l&#8217;installazione su server della suite Microsft Office 2010, a cui per alcuni utenti tradizionalisti abituati per motivi istituzionali o lavorativi ad un&#8217;interfaccia pre-2007 sono ricorso all&#8217;add-on &#8220;<a href="http://www.megalab.it/4913/come-inserire-il-menu-classico-su-microsoft-office-2007-e-2010" target="_blank">classic</a> <a href="http://www.megalab.it/4913/come-inserire-il-menu-classico-su-microsoft-office-2007-e-2010" target="_blank">menù</a>&#8221; per l&#8217;interfaccia grafica tradizionale. Ciò ha comportato la necessità di pagare licenze server (nella parte conclusiva dell&#8217;articolo mi preoccuperò di spiegare perchè rubare sia sbagliato, per quanto diffuso), ma il vantaggio di non dover reinstallare la suite ogni qual volta l&#8217;utente compromette l&#8217;utilizzo della macchina, poichè monoutente e con privilegi di Amministratore. Cosa c&#8217;entra con il cloud computing? La presenza delle remote-app. Si tratta di applicazioni che vengono eseguite fisicamente sul server, conformemente alle risorse dedicate al singolo utente, ma che sono visualizzate dall&#8217;utente, indifferentemente dalla macchina che sta utilizzando, dal luogo in cui si trova e vengono virtualizzate in modo da permettere la perfetta integrazione con la sessione locale attiva. Esemplificando: stiamo utilizzando un browser e copiamo un contenuto, lanciamo PowerPoint che non è eseguito in locale, ma in remoto, non sottraendo risorse alla macchina in uso. Ciò non implica che la relativa funzione incolla sia impossibile, nè tanto meno, il salvataggio avvenga su una cartella remota dalla macchina in cui ci troviamo: questo processo, oserei dire, chiude il cerchio server-remote app-locale. I vantaggi sono evidenti: risparmio di risorse da reinvestire in programmi installati ed eseguiti in locale, poichè inerenti  ad un calcolatore usato solo da un utente specifico; aggiornamento unico per tutte le macchine, senza necessità di dover attendere n volte il completamento dell&#8217;avvenuta installazione, richiedendo tempi di attesa notevoli per chi si occupa della manutenzione; in caso di compromissione del sistema operativo locale, mancanza di necessità di una nuova installazione.</p>
<p>Quando è conveniente la virtualizzazione? Desidero scindere il discorso in due scenari. Nell&#8217;ipotesi di virtualizzazione locale, è conveniente a fini di sperimentazione, quando non si intende compromettere il normale e quotidiano utilizzo del S.O. in uso, accollandosi di fatto lo svantaggio del collo di bottiglia. Nell&#8217;ipotesi di virtualizzazione remota, invece, è auspicabile in presenta di una connessione in grado di sorreggere il peso del lavoro, senza che l&#8217;utente finale scorga rallentamenti che ne deteriorino l&#8217;esperienza e la facilità d&#8217;uso.</p>
<p>Ma ho detto &#8220;in qualunque luogo&#8221;: qui interviene l&#8217;utilizzo del software Hamachi, oggi noto come Log-me Ignition. La voce <a href="http://it.wikipedia.org/" target="_blank">Wikipedia</a> riporta che:</p>
<blockquote><p>Attualmente è disponibile in versioni per Windows, Mac OS X e Linux. È senza dubbio un modo facile e sicuro per accedere alle proprie cartelle condivise, realizzare reti per giocare via Internet, controllare il proprio computer tramite Desktop Remoto o programmi VNC, permette l’accesso a dispositivi di rete, ad esempio le stampanti, ed è in grado di realizzare un accesso sicuro ad utenti che non si collegano da postazioni fisse. I computer che sono collegati tramite il software Hamachi risultano virtualmente collegati nella stessa LAN, per cui tutte le applicazioni progettate per lavorare in rete fisica funzionano perfettamente con esso. Lo scambio di informazioni è isolato da Internet e tutto il traffico è cifrato. Hamachi assicura la segretezza e la sicurezza di tutte le comunicazioni, come se i computer fossero connessi direttamente senza attraversare un tunnel infrastrutturale di rete pubblica.</p></blockquote>
<p>Mi sento di indicare alcune direttive a livello di condivisione controllata, con possibile accesso web avendo o meno dispositivi sottomano, invio di link pubblici diretti al singolo file (facilmente rimovibile) e backup anche di versioni precedenti al singolo file modificato e sovrascritto, creando di fatto non solo una copia aggiornata all&#8217;ultima versione, ma anche capace di riprendere il lavoro in una data antecedente (nella fisolofia secondo cui &#8220;non necessariamente ciò che segue è meglio di ciò che precede&#8221;).</p>
<p>In primo luogo, segnalo i software che si prestano a questo scenario: <a href="http://www.dropbox.com">Dropbox</a>, <a href="http://www.memopal.com/it/default.aspx">Memopal</a>, <a href="http://www.windowslive.it/skyDrive.aspx">SkyDrive</a> di Windows Live e GMail drive.</p>
<p>Ad eccezione di piccole differenze <a href="http://www.memopal.com/it/perche-memopal-e-diverso-da-dropbox.aspx" target="_blank">commerciali</a>, sostanzialmente per Dropbox e Memopal, già ampiamente conosciuti ed utilizzati dalla comunità informatica internazionale, non voglio essere &#8220;la copia di mille riassunti&#8221;: ergo, mi dilungherò negli utilizzi pratici di cui sovente si va incontro, ma senza saperlo prima che non sorga la necessità di sfruttarli. Si tratta, in sintesi, di una cartella condivisa in cui una copia dei contenuti è archiviata sia su una cartella localizzata su tre server remoti (ogni server, fisicamente in luogo differente dagli altri, contiene una copia dei file degli altri) sia locamente su ciascun nostro computer. Permette il lavoro a distanza di un gruppo di lavoro a turnazione od ad acesso contemporaneo, svincola di fatto dall&#8217;uso di e-mail o pen-drive con il conseguente rischio di perdita degli elaborati in fase di lavoro od in via definitiva. A mio avviso, è un ottimo strumento. Nel caso vogliate utilizzarlo, sarà sufficiente installare l&#8217;applicazione e registrarsi. Qualora si prentino due copie conflittuali, infine, Dropbox provvederà a sdoppiare le versioni. A livello applicativo, l&#8217;adozione di Dropbox presenta numerosi tip (o trick, ma non easter egg) di facile applicazione, come l&#8217;avvio di un download in remoto per file uTorrent (ad esempio: usando una connessione mobile, salvare un file link torrent, affinchè, opportunamente dirottato, il pc di casa/ufficio provveda al download) oppure la sicronizzazione delle Special Folders (Desktop, Preferiti, Documenti e così di seguito) di ogni SO su cui Dropbox è installato ricorrendo all&#8217;uso artigianale dei link simbolici (si legga: l&#8217;applicazione junction+promt dei comandi su Win XP (in alternativa TweakUI for Windows XP); Promt dei comandi con privilegi di Amministratore su Win Vista/7 con il comando mklink/D; l&#8217;<a href="http://dl.dropbox.com/u/4345766/SymbolicLinker.rar" target="_blank">allegato</a> oppure Terminale + In -Is per Mac OS X).</p>
<p>Differentemente da Dropbox, Memopal e la loro galassia, l&#8217;universo del cloud storage si compone, come poc&#8217;anzi detto, anche di SkyDrive e GMail drive.</p>
<p>SkyDrive, parte dei servizi offerti da Windows Live ed evoluzione di Windows Live Folders, è un hard disk virtuale, accessibile da browser web, previo possesso di un Windows Live ID. Differentemente da Dropbox e Memopal, l&#8217;archiviazione offre una capienza di 25 GB personali, con caricamento di singoli file limitati a massimo 100 MB. Opzionalmente un ActiveX permette il drag and drop nella schermata del browser. Nell&#8217;intento di espansione in chiave sociale, Microsoft previde Windows Live Photos ad integrazione di SkyDrive, permettendo agli utenti di caricare fotografie con le potenzialità del moderno &#8220;tag&#8221; delle persone contenute nel proprio Windows Live People. A supporto del lavoro d&#8217;ufficio, cui Microsoft punta storicamente, SkyDrive mette a disposizione Office Live Apps, che permette di creare, modificare e condividere documenti di Microsoft Office direttamente da web browser. Per unam aggiore integrazione con l&#8217;intento cloud Microsoft, SkyDrive, integrato con Windows Live Toolbar, concede la condivisione dei siti preferiti con le persone conosciute. In aggiunta, SkyDrive, integrato con la Windows Live Toolbar, permette di condividere con le persone conosciute i propri siti preferiti. Inoltre, ogni cartella su SkyDrive può essere scaricata come un archivio compresso .zip. Si constata che la velocità di upload e download è molto &#8220;limitata&#8221;: infatti, la seconda si aggira dai 30kb/s ai 70kb/s, impropria per un uso intenso nei lavori di gruppo.</p>
<p>Gmail drive, invece, è un&#8217;estensione libera di terze parti con esclusivo utilizzo su Microsoft Windows e non è supportata nè ufficialmente nè direttamente da Google. Consente di utilizzare lo spazio, per l&#8217;archiviazione delle e-mail, come supporto di memorizzazione. Il programma in automatico lavora in questi termini: i file vengono archiviati inviando una mail al proprio account con il file prescelto come allegato, indicando anche la posizione nella gerarchia delle cartelle create. Per evitare l&#8217;intasamento della casella postale, si consiglia di creare un filtro per archiviare, segnare come già letti e non inviare mai a Spam tutti i messaggi che hanno oggetto &#8220;GMAILFS&#8221;. A livello di utilizzo, l&#8217;installazione di GMail Drive aggiunge una nuova unità di storage nella cartella &#8220;Risorse del computer&#8221;. Al primo accesso sono richieste le credenziali del proprio account su GMail. É necessario precisare che l&#8217;accesso ai file avviene esclusivamente attraverso una connesione ad internet attiva, dal momento che in nessun momento i file vengono depositati (neppure temporaneamente) in locale. Ergo, la copia da GMail Drive in locale implica un download, dal locale a GMail drive richiede un upload con una banda mai superiore ai 20 Kb/s in entrambi i casi. Essendo uno strumento sperimentale, mai validato da Google, ma mai contrastato da Montain View, si presentano anche ulteriori limitazioni: ogni file non può essere denominato con più di 65 caratteri, il software potrebbe non funzionare in occasioni di cambiamenti nell&#8217;archiviazione previsti da Google (non garantendo di fatto l&#8217;accesso ai file in futuro).</p>
<p>Passando ad un utilizzo mobile, invece, mi sento di voler segnalare l&#8217;<a href="http://www.saggiamente.com/blog/2011/10/15/saggelettere-sincronizzare-i-calendari-di-google-con-icloud/">accoppiamento</a> tra <a href="http://www.apple.com/it/icloud/what-is.html">iCloud</a> &amp; Google Contacts &amp; Google Calendar e l&#8217;app <a href="http://modmyi.com/info/autosilent.php">AutoSilent</a>. Il risultato apprezzabile è la possibilità di visualizzare ovunque ci si trovi con e senza dispositivi i propri contatti ed un&#8217;agenda, <em>aggiornata all&#8217;ultima sincronizzazione</em> (si legga: non all&#8217;ultimo aggiornamento). Ciò non è sempre un vantaggio, perchè necessita di una connessione sempre attiva per ogni aggiornamento. Paradossalmente presenta il seguente problema: inserisco un evento in agenda (calendario) nel giorno 01; sincronizzo l&#8217;evento X con tutta la nuvola dei computer, tablet, cellulari a disposizione; nel giorno 02 apporto una modifica all&#8217;ora dell&#8217;evento con un cellulare (che non ha in quel momento una connessione ad internet attiva); nel giorno 03 l&#8217;evento X cambia ancora orario e lo annoto su un tablet (anch&#8217;esso non dotato di connessione ad internet in quel momento); sincronizzo casualmente prima il tablet e poi il cellulare. Il sistema riconosce l&#8217;ultimo aggiornamento, ossia il cellulare, che però riporta le modifiche del giorno 02. Superato questo ostacolo con l&#8217;accorgimento di attivare la connessione ad ogni nuovo inserimento o tenendo la connessione sempre attiva ovunque per eventuali servizi push (ad esempio portando sempre con sè un router 3G-WiFi, pagando di fatto una sola connessione), i vantaggi sono: aggiornamento costante della propria rubrica, eventualmente sincronizzata con le notizie provenienti dai social network (ergo, ad esempio, salvataggio automatico di date di compleanni, indirizzi e-mail, eventuali numeri di telefono fisso o mobile, residenza, luogo di lavoro, immagine personale) e relativa immissione su tutti i dispositivi in possesso su tutti i segmenti di mercato (dove identifico il cellulare nella fascia più bassa ed il computer nella più alta, senza affrontare guerre di religione sulla denominazione, di cui parlerò in un articolo successivo); sincronizzazione dei calendari del mondo Apple con l&#8217;agenda Google. Un possibile ed interessante utilizzo sta nel preavvisare l&#8217;inizio di un evento n minuti prima e permettere ad AutoSilent di mettere il telefono, i tablet, i computer in una condizione di esclusiva segnalazione a vibrazione per evitare che squillino in modo inopportuno ed inadeguato all&#8217;evento che si sta assistendo o partecipando. Segnalo che AutoSilent permette anche l&#8217;inserimento di &#8220;Schedule&#8221;, ossia una tabella di eventi che ricorsivamente si ripete nel giorno, in alcuni o tutti i giorni della settimana, nel mese, nell&#8217;anno.</p>
<p>Un discorso a parte voglio riservarlo per la musica: da un lato c&#8217;è l&#8217;offerta Apple con il servizio <a href="http://www.apple.com/icloud/features/" target="_blank">iTunes</a> <a href="http://www.apple.com/icloud/features/" target="_blank">Match</a> iCloud, sull&#8217;altro versate l&#8217;acerrimo concorrente <a href="https://music.google.com">Google Music</a>, sebbene la concorrenza in senso stretto si applichi sugli stessi segmenti di mercato. Infatti, iTunes Match sfrutta le informazioni già presenti su iTunes Store ed esegue una scansione atta ad individuare quali brani della libreria dell’utente siano presenti sullo store di Apple. I brani che dovessero presentare comparabili di qualità superiore otterranno gli stessi benefici della musica acquistata su iTunes Store: ciò implica che sarà possibile aggiornare le descrizioni, ottenere il brano a qualità 256 kbps AAC DRM-free, oltre che trasferire agevolmente la musica &#8220;matchata&#8221; (detesto l&#8217;orribile trasposizione italiana del lessico informatico, ma eccezionalmente l&#8217;obiettivo è essere incisivo) dagli altri dispositivi in possesso dell&#8217;utente, premendo il pulsante nuvola nella sezione &#8220;Acquistati&#8221; dell&#8217;app iTunes Store. Per i brani che non presentano comparabili, invece, verrà effetuato l&#8217;upload, con accesso al solo titolare dell&#8217;immissione. Google Music, invece, eseguirà automaticamente l&#8217;upload dell&#8217;intera libreria dell&#8217;utente su un limitato spazio online: ciò richiede un quantitativo di tempo decisamente maggiore. Tuttavia, una volta completato l’upload dei brani su Google Music, non sarà necessario eseguire il download di ogni file per ascoltarlo, come accade con iTunes Match, ma la musica dell&#8217;utente sarà già pronta per la riproduzione. Inoltre, Google Music offre l’opportunità a qualsiasi artista di condividere la propria musica (gratuita o a pagamento) con gli altri utenti del servizio, grazie alla funzione denominata &#8220;Artist hub<strong>&#8220;</strong>. Per quanto concerne l&#8217;accessibilità mobile: iTunes Match è riservato ad ambiente Mac, il fratello minore iOS ed il concorrente Windows; Google Music, invece, è esteso anche ad Android. L&#8217;utilizzo di iTunes Match non è browser-oriented, ma legato all&#8217;app iTunes su iOS. Google Music punta, invece, su un&#8217;interfaccia web, in linea con la filosofia di Mointain View, che vede nel futuro l&#8217;assenza di un effettivo sistema operativo al cospetto di una completa produttività attraverso un browser (si vedano i Chromebook come esempio lampante: non di successo rispetto ai tempi, a causa di un&#8217;oggettiva difficoltà nella connessione ad internet capillarmente disponibile ovunque ed in ogni momento; per approfondimenti rimando ad una delle prossime pubblicazioni sui segmenti di mercato a livello di tecnologia informatica). In sostanza, gli utenti di Google Music su iOS e Android dovranno dapprima abilitare il servizio dalla relativa applicazione sul rispettivo marketplace, quindi usufruire del servizio dalla <a href="http://music.google.com/">relativa</a> pagina.</p>
<p>In definitiva, iTunes Match sarà in grado di funzionare con tutti i dispositivi iOS aggiornabili ad iOS 5.X, ossia gli utenti iPhone 3GS, iPhone 4, iPhone 4S, iPad, iPad 2, iPod touch 3G, iPod touch 4G ed Apple TV, ma non gli utenti in possesso di iPhone EDGE o 3G e rispettiva la serie temporale di iPod touch. Google Music richiede, invece, la versione 2.2 di Android o successive. A livello di prezzo, per Google Music, dopo un periodo di beta testing gratuito durato diversi mesi, l’azienda di Montain View ha deciso di rendere gratuito in modo permanente il servizio. Per iTunes Match, invece, è richiesto un costo annuale di 24.99 dollari. I prezzi per l’Italia (nonostante la localizzazione del Supporto Apple) non sono ancora stati resi noti, sebbene in Gran Bretagna, Irlanda, Francia e Spagna il servizio risultato attualmente attivo. A livello interpretativo, mi sento di affermare che si tratta di un&#8217;opportunità in meno per gli italiani, ma, a mio avviso, la SIAE probabilmente deve ancora esprimere il suo parere. Al di là dell&#8217;attesa, a valle, tuttavia, non corriamo il rischio di fare i Beta Tester a pagamento: di fatto &#8220;la resa e la spesa varranno l’attesa&#8221; (cit. <a href="www.saggiamente.it">Saggiamente</a>).</p>
<p>In conclusione, in merito al settore musicale vorrei porre un interrogativo: per quanto non tolleri l&#8217;upload della musica acquisita, per quanto controverso possa essere l&#8217;accertamento, mi domando se la conversione di brani caricati su YouTube in MP3 sia legale o meno, considerando che i dententori del copyright hanno fatto l&#8217;upload consapevole per diffusione amplificata. Infatti, chi detiene il copywright non garantisce assistenza per il prodotto illecitamente ottenuto nè tollera che la propria proprietà intellettuale ed aziendale sia violata, ma non può usare strumenti che verifichino se la licenza è stato inserita in maniera corretta od impropria. Costui o tale azienda può trovare un software pirata, ma non può segnalarlo. Un software pirata, alla stregua di un furto, è pur sempre un oggetto illegale, non tollerato per legge. Ciò detto, una casa produttrice può convalidare la copia che si ha sulla macchina, ma non può conoscere la titolarità della persona fisica in possesso della macchina stessa, nè tanto meno può segnalare a forze dell&#8217;ordine l&#8217;evento, perchè violerebbe palesemente la privacy dell&#8217;utente ed avrebbe non solo un&#8217;azione legale dell&#8217;utente molestato, ma anche un forte danno d&#8217;immagine aziendale. Ciò non implica che io incentivi a rubare, riporto la realtà. Sovente, per paura di azioni legali si tende a pensare all&#8217;uomo nero dietro la porta di casa, quindi si intraprende la strada della disinstallazione della regolare licenza in versione shareware, trial od altre formule limitate, per la precedente digitazione delle proprie effettive credeziali per installare la successiova copia craccata. Faccio notare che anche una formattazione a basso livello, talvolta, è insufficiente a rendere i dati davvero irrecuperabili.</p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2012/01/24/testa-fra-le-nuvole-piedi-terra/">Testa fra le nuvole, piedi per terra</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
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		<title>Apple PC 3.0 e Windows di successo a versioni alterne</title>
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					<comments>https://www.nerdvana.it/2012/01/23/apple-pc-3-0-windows-di-successo-versioni-alterne/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenico Fornarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 15:30:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Spotlight]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sì, sì i tecnici più smaliziati saranno disgustati, me ne rendo conto. L’immagine è provocatoria, ho commesso consapevolmente ed appositamente una miriade di orrori: non esistono gli Apple PC, non esiste il 3.0. Ed invece sì. Che Windows abbia avuto, ha ed avrà successo non v’è dubbio, ma in quale periodo storico ed in quali [&#8230;]</p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2012/01/23/apple-pc-3-0-windows-di-successo-versioni-alterne/">Apple PC 3.0 e Windows di successo a versioni alterne</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://domenicofornarelli.files.wordpress.com/2011/12/12_apple-tablet-mac.jpg" data-rel="lightbox-gallery-HoK9LPmd" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="http://domenicofornarelli.files.wordpress.com/2011/12/12_apple-tablet-mac.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p>Sì, sì i tecnici più smaliziati saranno disgustati, me ne rendo conto. L’immagine è provocatoria, ho commesso consapevolmente ed appositamente una miriade di orrori: non esistono gli Apple PC, non esiste il 3.0. Ed invece sì. Che Windows abbia avuto, ha ed avrà successo non v’è dubbio, ma in quale periodo storico ed in quali scenari?</p>
<p>Questo articolo esula dai primi calcolatori e dalla programmazione di schede forate e fa coincidere la nascita del Personal Computer con la commercializzazione di interfacce ad icona. Non è importante la storia a valle: con Xerox che sviluppa il progetto, ma lascia la porta aperta al vicino di casa Apple, a sua volta simulata da Microsoft. Ciò che voglio trasferire è la riflessione sul contesto presente, sulla base delle esperienze passate ed alla luce dei piani strategici futuri dei produttori informatici odierni che si vedono schierati secondo le fazioni Apple, Google-Motorola, Microsoft-Nokia.</p>
<p>Tradizionalmente Apple ha intepretato il mercato in modo aggressivo, immettendo pochi prodotti, tutti immediatamente riconoscibili, nitidamente presentati, costantemente aggiornati. Ciò che la differenzia dagli altri produttori, al punto da lasciare che i clienti chiamino i prodotti con i rispettivi nomi commerciali, piuttosto che raggrupparli in segmenti di mercato (secondo l’ottica: iPhone non è un telefono, iPad non è un tablet, il Mac non è un PC) è la capacità di produrre tutto in casa. Infatti, per quanto l’entrata in un mercato molto competitivo richieda tempi di progettazione lunghi, Apple sin dal 2009 ha deciso di svincolarsi dal MacWorld alla stregua di quanto fatto da Microsoft pochi giorni fa, che ha comunicato di voler abbandonare la sua tradizionale presenza al CES dal prossimo anno. Due addii clamorosi e dolorosi, perchè in questi scenari sovente s’è consumata la presentazione dei prodotti di maggior respiro, rispetto e riconoscimento delle rispettive aziende sul mercato. La causa sta nella volontà di non correlarsi a scadenze annuali, lasciando le presentazioni ufficiali anticipate o posticipate, senza il clamore di aver presentato prodotti embrionali a causa dell’evento oppure aver ritardato le vendite per creare maggiore aspettativa nei clienti. Un’altra nota peculiare della galassia Apple sta nella cura del cliente insoddisfatto. Domandiamoci quante volte ci siamo trovati in panne con un dispositivo mobile a causa di un software non perfettamente ottimizzato. Un aggiornamento (bugfix, sicurezza od implementazione di nuovi contenuti non è importante) non solo non è mai stato pubblicamente discusso, ma si presta a difficile ritrovamento nell’immensa galassia disorganizzata ed disomogenea di siti internet che sono sul Web, perchè devono esserci a livello di rassicurazione psicologica e presentazione del prodotto attraverso manuali utente in PDF scontati, monotoni ed incapaci di risolvere davvero il problema riscontrato. In Apple, invece, oltre alla numerosa presenza di numerosi appassionati, più o meno istruiti, più o meno fanatici, per periodi compresi tra 3 e 4 anni a livello di software è garantita la piena compatibilità di prodotti obsoleti, ma ancora acquistabili sul mercato. Sul fronte dell’obsolescenza piena, le strade portano a custom firmware che emulano i nuovi prodotti, appesantendo, riducendo la piacevolezza d’uso, ma tenendo al passo i vecchi dispositivi. La validità dei custom firmare sta negli utenti che li hanno progettati, ma solitamente si tratta di persone competenti che negli stralci di tempo impiegano risorse in termini di tempo per evitare l’acquisto di un prodotto già posseduto, con qualche rimaneggiamento commerciale dovuto per la casa madre. Ergo, non posso dichiarare che ben vengano gli “antenna gate”, “la batteria di breve durata” su uso intensivo, ma posso testimoniare le risoluzioni tempestive di sanamento. Un’altra caratteristica distintiva del mondo Apple sta nella volontà di interpretare il mercato in maniera innovativa e rivoluzionaria. No, non si tratta di una ripetizione ad altranza di quanto già sentito ovunque. Il clue dell’articolo riguarda proprio questo concetto, ma arriviamoci per gradi.</p>
<p>Prendiamo in considerazione il mondo tablet, che Steve Jobs dichiarò di aver <em>ri</em>-progettato prima dell’uscita sul mercato di iPhone nel 2007 (ergo, iOS è ambiente nato per i tablet ed esteso ad una categoria sottodimensionata, ma eccellente). Prima del 2010, si conoscevano solamente tablet goffi, dall’aspetto simile ad una borsa, dall’hardware di bassa qualità e software che scimmiottavano l’utilizzo di un Personal Computer. Basti pensare all’uso del fantomatico pennino, accoppiato ad un touch-screen resistivo. Ma cerchiamo di spiegarci meglio: l’interfaccia ad icone di un computer necessita di un dispositivi di input di puntamento a scelta dell’utente tra mouse e tavoletta grafica. Il mouse è tradizionale, facilmente gestibile, per qualunque utente. Certo, esistono mouse di elevatissima precisione per grafici e fotografi che calibrano il proprio lavoro sulla base anche del monitor dal costo esorbitante (dell’ordine 1500-3000€), affinchè la profondità del nero, la limpidezza del bianco e la gamma di luminescenza dei colori rispetti i risultati cartacei o digitali che si vogliono ottenere. Una tavoletta grafica, invece, garantisce libertà di movimento della mano nello spazio, garantisce risultati eccellenti in contesti lavorativi di decorazione e grafica computerizzata, volta al design automobilistico, mobiliare, informatico e via discorrendo, permettendo di comprendere la pressione esercitata dall’utente sulla tavoletta, rispondendo con punti di tratto maggiori ed in modo fluido. Uno schermo touch-screen resistivo è un ibrido mal riuscito. Laddove ho bisogno di un computer in mobilità, un ultrabook è lo strumento di cui ho bisogno per svolgere l’attività prescelta senza compromessi, ma con costi elevati. Laddove, invece, necessito di consultazione, devo rapidamente accedere ad informazioni ed inoltrarle in tempi rapidi. Ergo, la precisione non è necessaria, anzi è un ostacolo, perchè comporta l’estrazione di un pennino, che facilmente si smarrisce, emula il dito, ma con maggiore precisione. Mi viene in mente l’idea di un taglialegna che intende troncare un albero con un cacciavite di precisione. Il risultato è ridicolo, perchè usa uno strumento di precisione che paradossalmente non lo aiuta, ma aggrava il suo carico di lavoro. Ecco perchè, a mio avviso, lo schermo touch-screen resistivo non ha avuto il successo che Palm, Symbian, Windows Mobile si aspettavano. Poi nel 2007 abbiamo conosciuto iPhone (oggi contraddistinto con l’aggettivo “EDGE” per distinguerlo dai modelli successivi). Per quanto l’hardware fosse sottodimensionato (s’intende rispetto ad oggi, non rispetto al carico di lavoro di allora, nè tanto meno ai concorrenti) ed il parco software fosse contraddistinto da poche applicazioni native con l’assenza di un marketplace, la comunità degli utenti aveva scorto la possibilità di creare, in stile Linux, un’applicazione (oggi nota come Cydia), che, una volta aumentati i privilegi utente ad amministratore (o super-user in rispetto della nomenclatura tipica degli utenti Android), permetteva (e tuttora permette nelle stesse modalità, ma con implicazioni che esulano dalla legittimità di utilizzo di software senza l’acquisto della licenza) l’installazione di applicazioni terze parti, previo inserimento della repository (intensa come contenitore di applicazioni) del programmatore. L’idea originaria è nata per sopperire a ciò che la casa madre, come una mamma protettiva, non voleva includere per ragioni di sicurezza. Tuttavia, il mercato effervescente che ne conseguì, portò Apple a rilasciare sul mercato un embrionale Software Development Kit, al fine di aprire le strade ai programmatori. Ne conseguirono regole che garantissero la dovuta protezione ed in linea con la rigida politica Apple, che non ammette repository, ma un’unico marketplace, in cui ogni applicazione è vagliata dal personale prima dell’immissione sul mercato: un modo per mantenere e salvare l’immagine, creare occupazione (ad eccezione delle free app, i guadagni sono ripartiti tra programmatore ed Apple: il programmatore riceve visibilità, in cambio di un margine di guadagno mancato e finalizzato alla manutenzione dei server che ospitano i suoi prodotti). In questo modo, dal firmware 2.0, dopo i dovuti accorgimenti, aggiornamenti, patch e bugfix che si sono susseguiti, il rilascio della versione 3G su mercato internazionale e non solo statuniteste, territorio della prima sperimentazione di successo al punto da spingere acquirenti esteri a sobbarcarsi spese di spedizione ingenti, escamotage tipiche dei freaker degli anni Ottanta, come la falsa telefonata da parte di un proprietario di filiale AT&amp;T verso un collega mascherando la personalità dopo indagini telefoniche volte a conoscere le localizzazioni dei due numeri chiamati ed acquisire il lessico interno, al fine di comunicare la stipula del contratto, ma l’esaurimento del dispositivo; di fatto, eludendo la stipula del contratto e ricevendo gratuitamente il prodotto, da rivendere svincolato, ma non sbloccato all’estero, delegando l’acquirente a servirsi di software gratuiti e legali di sblocco per l’integrale uso del dispositivo in generale e del telefono in particolare.</p>
<p>Ma cosa ha reso gli iDevices dei prodotti di successo?</p>
<p>Partiamo da iPhone. Apple prima del suo rilascio, stipulò un contratto con la vegeta Motorola per la produzione di ROKR: un cellulare di matrice progettuale italiana, costruzione in FOXCONN e sincronizzazione dei contenuti multimediali con iTunes. Apple, dopo il lancio degli iPod nel 2001, s’è domandata in cosa fosse eccellente. Aprirei volentieri una digressione sull’Italia in merito, ma non è il momento e non voglio scatenare discussioni politiche, <em>per il momento</em>. Tornando al Motorola ROKR: la dirigenza (no: non leggerete mai “Jobs” come unico creativo, spietato e carismatico personaggio, per quanto abbia la mia più profonda stima) decise che per scandagliare il mercato fosse opportuno avvicinarsi gradualmente, passo dopo passo. Una lezione acquisita dapprima con la costruzione del primo Mac, quindi sperimentata nei rapporti con Canon. Nel secondo caso, si sfruttò Canon per la produzione di stampanti, interamente rivestite da marchio Apple, che presentassero la titolarità della periferica solo sulla testina, all’interno. Nel primo caso, invece, si volle produrre tutto in proprio sin dal primo istante: essendoci pesanti barriere d’ingresso nel settore tecnologicio, Apple perse risorse utili investendo in progetti che altrove (si legga Xerox) aveva già diligentemente sviluppato, ma mai utilizzato. Si sarebbe potuto comprare il brevetto, sfruttare il know-how acquisito dai dipendenti ed integrare le strade. La rivalità con IBM rappresentò un affascinante metodologia per combattere in un mercato competitivo. Piuttosto che vendersi al colosso blu, a Cupertino, vista la genialità del mouse, decisero di voler rivoluzionare il mondo. Un modus-operandi che contraddistinguerà Apple dagli albori. Apple è un’azienda oggi multi-nazionale, ma che aggredisce il mercato senza copiarlo. I suoi concorrenti tentano di superarla, offrendo hardware migliore o prezzi più bassi. Necessariamente un prezzo più basso implica una qualità costruttiva inferiore, ma delego i tecnicismi del guscio unibody ad una futura disquisizione. É in questo modus-operandi che Microsoft s’è fatta strada. Cerchiamo di capirne le ragioni. Microsoft s’è costruita il successo a partire da Windows 3.1, in tempi in cui il PC era uso esclusivo degli uffici. Allora s’è specializzata nel settore, l’ha consolidato, sfruttando le occasioni per non chiudersi in sè stessa, ma in un atteggiamento estroverso mirato ad un parco macchine vasto. Ciò ha permesso di vendere una quantità elevata di licenze, ma a livello di programmazione s’è badato pochissimo in termini di ottimizzazione del software con l’hardware. Di fatto, in Windows 95 il peso maggiore dell’installazione era causato da numerosissimi driver che contornavano il core del Sistema Operativo: in questo modo, a Redmond pensarono di semplificare l’operato di tecnici in negozio. Grandi catene commerciali per la diffusione dei prodotti erano ancora agli albori, allora piccole botteghe di assemblatori, colte dalle conoscenze necessaria per installare un’attività commerciale, non si lasciarono sfuggire l’occasione per trarre legittimi profitti. L’era dell’assemblaggio ha comportato un ricambio di hardware, ma ha anche diffuso l’idea che Microsoft voleva lasciar trasparire: ogni nuovo Sistema Operativo doveva essere sempre più oneroso di risorse hardware per poter essere eseguito. Per quanto Windows 98, con la prima capillare diffusione di connessioni ad internet ISDN più rapide dei classici modem ad impulsi da 56 kbps, avesse sgravato l’installazione dai driver, delegati ad essere distribuiti dai produttori di periferiche ed hardware nel computer-case, restava necessario a fini commerciali innalzare la richiesta minima di risorse per compatibilità minima. Nonostante l’evoluzione informatica proceda rapidamente in trimestri, da Windows 95 a Windows 98 si puntò solamente ad una stabilità maggiore. Negli anni che seguirono, anche i maggiori concorrenti seguirono questa strada, ad eccezione di una comunità ristretta di programmatori che decisero di creare in proprio più Sistemi Operativi, con ogni distribuzione deputata ad hardware più o meno datato. Ho affrontato il seccante ed annoso discorso storico, perchè oggi con il rilascio di Windows 8, per quanto possa rappresentare ancora una Developer Preview, al più equivalente ad un alpha distribuita al pubblico per abituarlo a pensare entro una certa linea di pensiero, avverto una tendenza opposta ben scagliata. É un Sistema Operativo poco oneroso di risorse per mantenere la tradizionale leadership di mercato internazionale, affinchè prosegua lunga la via dell’installazione dalla lavatrice al Server-Web. Tuttavia, mostra tutte le classiche problematiche della politica Microsoft. Dopo aver scorto in Apple una forte propensione allo sviluppo di tablet di successo ad ampio respiro, Microsoft “ha voluto cambiare tutto, per non cambiare poi nulla” (citazione <a href="http://www.saggiamente.com/blog/2011/09/15/la-ui-di-windows-8-cambiare-tutto-per-non-cambiare-niente-ironico/">Saggiamente</a>). I tablet di maggior successo si sono fatti strada grazie ad un’interfaccia notevolmente differente da quelli che li hanno preceduti: lo schermo touch-screen non è più resistivo, ma capacitativo. Ciò significa che per poter essere usato, non è più visibilmente presente un puntatore sullo schermo che mi indichi dove sto indicando sullo schermo, perchè <em>semplicemente</em> per indicare posso usare l’indice direttamente. Avete mai provato ad usare programmi di assistenza remota, come Team Viewer, su un tablet? Ecco, l’era pre-iPad inscenava queste dinamiche. Oggi, sia il valido WebOS fallito sia iOS ed Android mostrano un’assenza di puntatori, proprio perchè l’utente ha bisogno sostanzialmente ed esclusivamente del proprio dito per svolgere semplici operazioni in mobilità. Il segreto è tutto qui: non offrire all’utente tutti gli strumenti di precisione, non emulare Sistemi Operativi desktop, ma differenziarsi per mirare ad un’immediatezza e semplicità d’uso, che non implicano povertà, ma rapidità nell’utilizzo. Oggi abbiamo le potenzialità delle connessione prive di cavo (chiamatele WiFi, chiamatele 3G rispetto alla lunghezza d’onda, alla frequenza ed alla banda che offrono) per un uso in mobilità. Vi siete domandati perchè pochissimi netbook hanno il modulo 3G e perchè si vendono le internet-key? S’è voluto che i computer continuassero a restare a casa, in ufficio, ossia in ambienti chiusi, dove tranquillità e connessione più rapida esistono, al fronte di dispositivi che, nonostante abbiano oggettivamente una connessione ad internet meno rapida, hanno il vantaggio di essere sfruttati ovunque ci si trovi, con il pregio di poter accedere ovunque alle informazioni e lo svantaggio di sempre raggiungibili (s’intenda: a meno di scegliere di non volerlo essere, con tutte le dovute motivazioni susseguentemente da giustificare). Naturalmente si vendono le internet-key ancora in grande quantità nei periodi di vacanze ed in favore di uno sviluppo “omogeneo” della banda nazionale, per quanto (a parità di costi di acquisto, installazione e manutenzione) le antenne TV, rispetto a quelle telefoniche (non intese nauralmente solo nella componente di trasmissione di piccoli e rapidi flussi audio, ma specialmente per servire con WI-MAX et simila i cittadini in condizioni accettabili ad oggi), contino una quantità maggiore di ripetitori. Lascio che sia il lettore ad interpretare le cause di un passiva trasmissione televisiva a scapito di un attiva discussione tra persone, per quanto lontane e virtuali possano essere. Ma riprendiamo il discorso: l’articolo indaga sui tablet di nuova concezione. Sovente mi domandano se iPad è un grande iPhone/iPod Touch, se le sue misure da 10 polici di diagonali organizzate su un rettangolo di 4:3 non siano eccessive rispetto al Samsung Galaxy Tab da 7 pollici di diagonale organizzato in un rettangolo di 16:9. Innanzi tutto, rispondo che iPad rappresenta un segmento di mercato estremo, in cui il modulo 3G è esclusivamente dominio dei dati (nonostante si possa installare <a href="http://www.iphoneislam.com/phoneitipad/">PhoneItiPad</a>). Sono convinto che iPad sia IL perfetto ibrido, non esclusivamente UN tuttofare. Cerco di dare le mie spiegazioni. Samsung Galaxy Tab permette telefonate: analizziamo la situazione. Squilla il tablet: posso rispondere in vivavoce oppure usare un auricolare. Due modi innaturali. Samsung Galaxy Tab permette le chiamate, perchè Android di default le permette. Android su questo tablet è un trasporto, senza adattamenti, di un Sistema Operativo nato per cellulari (occhio al plurale). Escludere la parte telefonica, avrebbe costituito per Samsung una voce di costo persino maggiore alla rivisitata interfaccia grafica che Kindle ha deciso di apporre al suo Fire, limitandolo. Samsung è prevalentemente un ottimo produttore di display di media qualità, senza eccellenze, ma senza evidenti difetti di gioventù. Avendo dipendenti in FOXCONN a livello produttivo è regolare anche reperire le informazioni necessarie per una valida copia (si legga <a href="http://www.tuaw.com/2011/09/28/no-comment-proof-that-samsung-shamelessly-copies-apple/">questo</a>, in merito), com’è anche vero che Apple sfrutta gli stessi mezzi per migliorare i propri dispositivi (si legga: notifiche in iOS 5.X in stile Android; con l’aggiunta che Apple sfrutta anche la fascia dei jailbreakers per accogliere nuove idee da includere in futuri aggiornamenti ufficiali). In definitiva, Samsung Galaxy Tab è sì un tablet, ma non è estremo: permette anche il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tethering">tethering</a> che a Cupertino non sanno come interpretare per accontentare ora i gestori ora gli utenti, ad inclusione ed esclusione alterna rispetto alla versione ed alle mode del momento dettate dai legami commerciali. Da ultimo, Samsung Galaxy Tab ha uno schermo di definizione più bassa a livello visivo e qualitativo del touch-screen (verificabile immediatamente  cercando di guardare le notifiche di facebook senza un pinch che ridimensioni la porzione di pagina da visualizzare su schermo): ergo, Samsung Galaxy Tab è comodo per approcciarsi al mondo dei tablet, è utile per visualizzazione di contenuti più o meno rapidamente, ha una vasta gamma di applicazioni disponibili (le più installate, diffuse ed usate in versione anche in iOS), ha il telefono (sebbene ridicolo), ha osato liberare l’utilizzo della connettività bluetooth, in tipica politica Android di programmazione e personalizzazione integrale, in modo equivalente a quanto gli appassionati di tecnologia prima facevano con la propria distribuzione linux preferita). Il tablet prodotto a Cupertino, invece, con tutte le sue ufficiali limitazioni (facilmente superabili con il jailbreak e la relativa comunità di sviluppatori auto-esiliati da casa, perchè ribelli, ma sovente riaccolti e coccolati), ha optato per uno schermo adatto alla produttività (non sono scelte proporzioni panoramiche per garantire anche la creazione autonoma di documenti: esempio eccellente si può <a href="http://www.saggiamente.com/blog/2011/12/11/la-creazione-musicale-al-tempo-dellipad/">qui</a> riscontrare).</p>
<p>Nel frattempo Microsoft cosa cova?</p>
<p>Il 13 Settembre 2011 si è svolto il Keynote (perchè non lo chiamano PowerPoint?) inaugurale del BUILD di Microsoft, in cui Steven Sinofsky ha mostrato al mondo le novità di Windows 8, che sembra intenzionato a rispondere ad iOS. Il focus di Microsoft è stato incentrato sulla nuova interfaccia grafica. L’interfaccia si compone di tiles, alla stregua di Windows Phone 7, che possono essere suddivisi in gruppi e riordinati a proprio piacimento. Le nuove applicazioni sono state studiate per la nuova interfaccia e per il multitouch. È evidente un uso massiccio di HTML5, CSS e JavaScript, che possono essere utilizzati accanto ai soliti linguaggi di programmazione anche per creare applicazioni desktop, non solo web, per la gioia di tutti gli sviluppatori, attraverso Visual Studio 11 e Expression Blend 5, che consentono di creare in modo facile e rapido app, grazie al ricco toolset di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Application_programming_interface">API</a> ed elementi grafici offerti direttamente da Windows 8. Ciò rende l’ambiente di sviluppo Microsoft decisamente superiore a quello fornito da Apple, legato strettamente a Cocoa più che ad HTML5, che è riservato alle sole web-app.</p>
<p>L’obiettivo di Microsoft è unificare l’esperienza utente su qualsiasi dispositivo, dal tablet al PC desktop, passando per gli ultrabook. Si tratta di una strategia opposta rispetto a quella perpetrata da Apple che tiene ben separati iOS e Mac OS X, sia come piattaforma sia come interfaccia, nonostante qualche prestito da iOS in Lion. Ciò accade perchè un dito che tocca uno schermo non è equivalente ad un utente che clicca con il mouse un oggetto sullo schermo attraverso il puntatore che indica la posizione in cui l’utente sta guardando. Qui si potrebbero aprire digressioni inerenti a come creare notifiche che l’occhio osserva, ma non pensa (a fini commerciali) oppure a come studiare validi strumenti per catturare l’attenzione dell’utente, in stile dropbox che non rimuove la notifica finchè l’utente non ha effettivamente visionato il computer (ossia non ha spostato il puntatore più i secondi di attesa necessari alla lettura).</p>
<p>In definitiva, in modalità “Immersive”, la nuova interfaccia grafica orientata al tablet prende nome “Metro UI”. Risulta graficamente pulita e semplice, ma allo stesso tempo funzionale. Ci sarà la possibilità di passare da “Immersive” all’interfaccia classica nel giro di uno “switch”. Windows 8 in questa ottica sarà, dunque, una piattaforma flessibile e multi-uso. Inoltre, 8 sarà la prima versione Windows a “girare” su processori ARM: allora la convergenza verso un sistema che possa abbracciare quanti più dispositivi possibili è esplicita. Di fatto, è una strada radicalmente diversa da Apple: mentre a Cupertino si vuole unire Mac OS X ed iOS a livello di esperienza d’uso, a Redmond si intende unire la piattaforma. Nelle intenzioni di Microsoft, Windows 8 dovrà adattarsi automaticamente e adeguatamente al dispositivo in cui viene eseguito. Paradossalmente questa nuova strategia per l’interfaccia utente in Windows 8 potrebbe anche essere un punto di forza per Apple. Infatti, l’interfaccia di Windows 8 è chiaramente di rottura. È ancora disponibile quella vecchia, ma lavora praticamente come un’applicazione, alla stregua di tante altre, una sorta di layer di compatibilità. Il rischio è quello di un rigetto dagli utenti più smaliziati, che potrebbero rimanere a Windows 7 od andare altrove. Anche l’utente casalingo si ritroverà spiazzato inizialmente: è completamente differente dal paradigma WIMP, Window Icon Menu Pointing device, usato sinora. Microsoft dovrà dunque stare attenta nel gestire questa transizione dal vecchio al nuovo, altrimenti non sarà iOS a guadagnarci, ma il più tradizionalista Mac OS X.</p>
<p>Oltre la possibilità di montare ISO nativamente, un’altra peculiarità di Windows 8 riguarda History Vault. Il suo funzionamento ricorda Time Machine: crea degli snapshot dei file dell’utente e li rende disponibili per l’eventuale recupero o confronto tra differenti versioni. Sarà un’evoluzione di alcune opzioni di ripristino già presenti in Windows, sfruttando anche la collaborazione della funzionalità “Shadow Copy” (una preistorica idea precedente a “Versioni” di Mac OS X, ma oggi convergenti). Un’ultima funzionalità è l’app store di Windows 8. Il principio di funzionamento è il solito: cerchiamo l’applicazione desiderata, la acquistiamo, la scarichiamo, la installiamo e la usiamo.</p>
<p>Discusse le criticità, Microsoft ha comunque presentato ardite novità. Non si tratta di nessuna copia: è tutto genuinamente “fatto in casa”. Appare un buon concorrente di iOS, perché rispetto a esso fornisce la possibilità di sfruttare un ambiente più professionale e versatile. Coloro che vogliono farsi un’idea di Windows 8 possono scaricare la Developer Preview direttamente dal <a href="http://dev.windows.com/">sito ufficiale</a>: il download è gratuito, non richiede né product-key né attivazione.</p>
<p><em>Alla prossima</em></p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2012/01/23/apple-pc-3-0-windows-di-successo-versioni-alterne/">Apple PC 3.0 e Windows di successo a versioni alterne</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
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		<title>La garanzia legale per iPhone confermata a due anni. La nostra esperienza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 09:09:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Spotlight]]></category>
		<category><![CDATA[apple care]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2011/09/apple-care.jpg" data-rel="lightbox-gallery-iXmiCZrU" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-5177" title="" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2011/09/apple-care-520x315.jpg" alt="" width="520" height="315" />     </a></p>
<p>Proprio nei giorni in cui si è tanto parlato della questione garanzia fornita da Apple, il mio iPhone 4 ha deciso di passare a miglior vita: una strana macchia sul display e un blocco quasi totale del pulsante home hanno reso quasi inutilizzabile il dispositivo. Acquistai l&#8217;iPhone 4 al day one in UK (il 23 giugno 2010 per la precisione): il primo anno di garanzia, al momento della richiesta di assistenza inoltrata online il 7 di settembre, è scaduto. Dopo aver compilato il modulo online, mi vedo recapitare una mail da Apple in cui mi invitano a inviare una prova di acquisto dell&#8217;iPhone vedere se, effettivamente, potevo godere del secondo anno di garanzia.    </p>
<p>Dopo quasi una settimana, non ricevendo risposta alcuna, chiamo il servizio clienti Apple e, una (stranamente) poco informata operatrice mi dice che:    </p>
<ul>
<li>la prova di acquisto non è mai arrivata (sic!);  </li>
<li>bisogna riaprire la segnalazione perché è passata una settimana dall&#8217;apertura e, quindi, era stata chiusa in automatico dal sistema di gestione;  </li>
<li>non potevo godere della garanzia Apple perché era già trascorso un anno dall&#8217;acquisto del dispositivo.    </li>
</ul>
<div>Un po&#8217; sbalordito da queste risposte, ho tentato di spiegare alla signorina che la direttiva comunitaria in materia di garanzia per gli oggetti acquistati come consumatori (e quindi non per uso professionale, nel qual caso la garanzia di legge copre solo un anno) prevede due anni di assistenza per il prodotto che presenta difetti di conformità, nello specifico il primo anno di garanzia deve essere fornito dal produttore e il secondo anno dal venditore. Avendo acquistato l&#8217;iPhone dall&#8217;Apple Store online UK, vien da sé che la garanzia doveva essere fornita anche per il secondo anno dall&#8217;azienda di Cupertino. Inoltre, sempre avuto estrema cura del mio iPhone (non mi è mai caduto né si è mai bagnato), i difetti che si sono manifestati potevano dipendere solo da problemi di fabbricazione.  </div>
<div>A nulla è valsa la mia<em> lectio magistralis</em> in materia: secondo l&#8217;operatrice avrei dovuto sottoscrivere l&#8217;Apple Care entro la scadenza del primo anno dall&#8217;acquisto, proprio come aveva fatto lei.  </div>
<div>Dopo qualche giro di parole, la signorina ammette che:    </div>
<div>
<ul>
<li>La procedura aziendale prevede di comunicare al cliente che dopo il primo anno l&#8217;intervento di assistenza è a pagamento e ha un costo di 211 €;  </li>
<li><em>Apple è una azienda americana e quindi è soggetta alle leggi americane.     </em></li>
</ul>
<div>Sorvolando sul primo punto, che possiamo classificare come un tentativo mal riuscito di incassare altri 211 € oltre ai 700 € già spesi per l&#8217;acquisto del terminale, mi vorrei soffermare sulla seconda affermazione che manda letteralmente all&#8217;aria il principio di territorialità della legge (cioè la legge ha efficacia in un determinato spazio, in questo caso il territorio dell&#8217;Unione Europea e vincola tutti i soggetti che non solo vi sono residenti o vi lavorano, ma anche chi, semplicemente, si trova di passaggio): un po&#8217; come se Samsung obbligasse i dipendenti italiani a lavorare 18 ore al giorno come in Corea.  </div>
</div>
<div>Ringrazio la signorina (che evidentemente sembra un po&#8217; troppo vincolata dalle procedure aziendali), rifiuto l&#8217;offerta e vado avanti.  </div>
<div>Nel pomeriggio, in studio, chiedo a un mio amico già avvocato di chiamare il servizio clienti Apple a mio nome carte alla mano: <a href="http://store.apple.com/it/open/salespolicies#topic-10">il contratto di acquisto</a> di un prodotto Apple prevede esplicitamente al punto 10.3 che:    </div>
<div>
<ul>
<li>SE SIETE UN CONSUMATORE QUESTA GARANZIA SI AGGIUNGE A QUELLA DI LEGGE E NON INFICIA IN ALCUN MODO I DIRITTI A VOI SPETTANTI IN BASE ALLA LEGGE.    </li>
</ul>
</div>
<div>In soldoni, Apple ammette esplicitamente (e a caratteri cubitali, visto che il maiuscolo è presente anche nel contratto) di non poter derogare alle leggi vigenti in materia di assistenza.  </div>
<div>Il nuovo operatore, stranamente, come sente la parola <em>avvocato</em>, si rivela disponibilissimo e profondo conoscitore della legge comunitaria in materia di garanzia.  </div>
<div>Dopo qualche minuto ci passa un operatore di secondo livello che provvede alla pratica di sostituzione del telefono, inviandomene subito uno nuovo a 29 € con il servizio di sostituzione celere (sono da corrispondere nel caso sia trascorso il primo anno di garanzia e non si abbia sottoscritto l&#8217;Apple Care. Avrei anche potuto scegliere di inviare prima il mio iPhone difettoso e poi di ricevere quello nuovo, senza pagare i 29 €, ma sarei stato circa una settimana senza iPhone).    </div>
<div>Cosa è successo? Al secondo tentativo ho trovato un operatore più preparato della prima o, semplicemente, le procedure aziendali prevedono di soddisfare le richieste inoltrate dagli avvocati a nome e per conto dei propri assistiti? Non lo sapremo mai con precisione, ma, di sicuro, tutta questa trafila durata qualche ora conferma che Apple è perfettamente conscia di essere soggetta alla normativa comunitaria come qualsiasi altra azienda operante in UE.  </div>
<div>Vi ricordo che il secondo anno di garanzia può essere erogato solo da Apple tramite l&#8217;assistenza telefonica o gli Apple Store (e non già tramite i Premium Reseller) solo per gli iPhone acquistati in un qualsiasi stato dell&#8217;UE direttamente dall&#8217;azienda (quindi dallo Store Online o da un negozio fisico) e non per quelli acquistati presso altri rivenditori o operatori telefonici, i quali sono responsabili per ogni difetto di conformità dei terminali che si manifestano dopo un anno dall&#8217;acquisto e non possono nascondersi dietro la classica frase &#8220;Apple dà la garanzia solo per un anno&#8221;. Insistete, nel caso, anche con loro e non abbiate paura di rivolgervi ad un avvocato e/o alla Guardia di Finanza.</div>
<div>Ricordate che la garanzia di due anni è un vostro diritto, fatelo valere!</div>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2011/09/20/la-garanzia-legale-iphone-confermata-due-anni-la-nostra-esperienza/">La garanzia legale per iPhone confermata a due anni. La nostra esperienza</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
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		<title>Apple Care e la normativa europea: vediamoci chiaro</title>
		<link>https://www.nerdvana.it/2011/05/29/apple-care-la-normativa-europea-vediamoci-chiaro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 May 2011 09:57:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Spotlight]]></category>
		<category><![CDATA[apple care]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questi giorni si fa un gran parlare della decisione dell&#8217;Autorità Garante per la Concorrenza sul Mercato (AGCM) italiana di avviare una procedura circa la garanzia fornita da Apple sui suoi prodotti.   Come tutti ben sappiamo Apple fornisce un anno di garanzia su tutti i suoi prodotti, estendibile a 3 acquistando un Apple Care [&#8230;]</p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2011/05/29/apple-care-la-normativa-europea-vediamoci-chiaro/">Apple Care e la normativa europea: vediamoci chiaro</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2011/05/L1010061.jpg" data-rel="lightbox-gallery-m7hjStDn" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-4640" title="" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2011/05/L1010061-520x345.jpg" alt="" width="520" height="345" /></a></p>
<p>In questi giorni si fa un gran parlare della decisione dell&#8217;Autorità Garante per la Concorrenza sul Mercato (AGCM) italiana di avviare una procedura circa la garanzia fornita da Apple sui suoi prodotti.      </p>
<p>Come tutti ben sappiamo Apple fornisce un anno di garanzia su tutti i suoi prodotti, estendibile a 3 acquistando un Apple Care Protection Plan, il cui prezzo è variabile in ragione del prodotto. Per la direttiva 1999/44/CE dell&#8217;Unione Europea, la garanzia deve essere fornita per un periodo di 24 mesi ai privati (12 nel caso in cui l&#8217;acquisto avvenga da utenza business): i primi 12 mesi sono a carico del produttore, i restanti a carico del venditore. Nel caso in cui si acquisti, ad esempio, un iPhone in un grande magazzino, per i primi 12 mesi la garanzia è fornita da Apple, per il secondo anno dal grande magazzino stesso. Nel caso in cui, invece, si acquisti un prodotto dall&#8217;Apple Store Online, la garanzia deve essere fornita per i 24 mesi da Apple, che in questo caso è anche il venditore.      </p>
<p>Dunque, perchè avviare una procedura nei confronti di Apple? L&#8217;AGCM ha rilevato poca trasparenza nella descrizione dell&#8217;Apple Care Protection Plan: l&#8217;estensione della garanzia, sulla scorta della direttiva europea, è di soli 12 mesi e non di 24 come dichiarato. Il problema, però, si pone solo nel caso in cui il prodotto è acquistato presso l&#8217;Apple Store Online, ma non sussiste nel caso in cui il prodotto è acquistato presso un rivenditore terzo in quanto, con la sottoscrizione dell&#8217;Apple Care, l&#8217;azienda di Cupertino si fa carico dell&#8217;assistenza per altri 24 mesi sostituendosi al venditore.     </p>
<p>Se la l&#8217;AGCM deciderà di comminare una sanzione ad Apple (che potrebbe arrivare fino a 500 mila €) ci sarebbero i presupposti per una class action (all&#8217;italiana, non pensate di ottenere chissà cosa) contro l&#8217;azienda, sempre se gli avvocati di Apple non decidano di fare ricorso contro la sanzione.</p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2011/05/29/apple-care-la-normativa-europea-vediamoci-chiaro/">Apple Care e la normativa europea: vediamoci chiaro</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
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		<title>Bon Jovi: &#8220;Jobs ha ucciso la musica.&#8221; Jon, ma ne sei proprio sicuro?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 14:47:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spotlight]]></category>
		<category><![CDATA[bon jovi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da ieri rimbalzano su tutti i blog che si occupano di Apple le pesanti parole del leader dei Bon Jovi, Jon: “Dio, erano tempi estremamente magici. Odio apparire come un vecchio ora, ma lo sono. Segnatevi le mie parole, tra una generazione le persone diranno ‘Cosa successe?’. Steve Jobs è personalmente responsabile per star uccidendo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3194" href="https://www.nerdvana.it/2011/03/15/bon-jovi-jobs-ha-ucciso-la-musica-jon-ma-ne-sei-proprio-sicuro/bon-jovi/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-3194" title="bon-jovi" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2011/03/bon-jovi-550x412.jpg" alt="" width="550" height="412" /></a></p>
<p>Da ieri rimbalzano su tutti i blog che si occupano di Apple le pesanti parole del leader dei Bon Jovi, Jon:</p>
<blockquote>
<p>“Dio, erano tempi estremamente magici. Odio apparire come un vecchio ora, ma lo sono. Segnatevi le mie parole, tra una generazione le persone diranno ‘Cosa successe?’. Steve Jobs è personalmente responsabile per star uccidendo l’industria discografica. [&#8230;&#8221;] I ragazzi oggi hanno perso la completa esperienza di mettere le cuffie, mettere il volume al massimo, chiudere gli occhi e perdersi in un album.”</p>
</blockquote>
<p><a rel="attachment wp-att-3195" href="https://www.nerdvana.it/2011/03/15/bon-jovi-jobs-ha-ucciso-la-musica-jon-ma-ne-sei-proprio-sicuro/napster_logo_nagy/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-3195" title="napster_logo_nagy" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2011/03/napster_logo_nagy-550x141.jpg" alt="" width="550" height="141" /></a></p>
<p>Per favore, non partiamo dal presupposto che io possa essere un fanboy. Vorrei semplicemente analizzare il contesto storico in cui nascono iPod, iTunes e l&#8217;iTunes Music Store. Era il 1999 quando due ragazzi della Northeastern University di Boston, Shawn Fanning e Sean Parker rilasciarono la prima versione di Napster, un programma peer to peer che permetteva di scambiare i propri file mp3 con altre persone connesse allo stesso network con una facilità disarmante. Napster si diffuse molto velocemente, tanto da allarmare l&#8217;intera industria discografica. Nel 2001, in seguito alle cause intentate dalla RIAA (la SIAE americana), i Metallica, Madonna e altri artisti Napster fu costretta a chiudere dal giudice per violazione dei diritti d&#8217;autore, in quanto i file presenti nel network erano indicizzati sui server centrali del servizio, rendendo Napster di fatto complice di tutti coloro che scambiavano file protetti da copyright all&#8217;interno della propria rete. Il clamore suscitato dalla vicenda spinse il congresso americano a promulgare il famigerato DMCA (Digital Millenium Copyright Act) a tutela dei diritti d&#8217;autore in rete. Ovviamente, però, morto un papa se ne fa un altro e, nel caso di Napster, se ne fecero molti altri: WinMX, Kazaa, i vari client GNUtella, eDonkey, eMule fino ad arrivare all&#8217;attuale protocollo Torrent.</p>
<p>L&#8217;industria discografica non registrava più i guadagni di un tempo, le major iniziavano a fondersi fra loro, le etichette più piccole chiusero a causa dei mancati guadagni. Insomma, non era un bel periodo.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-3196" href="https://www.nerdvana.it/2011/03/15/bon-jovi-jobs-ha-ucciso-la-musica-jon-ma-ne-sei-proprio-sicuro/itunes-scrn/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-3196" title="itunes-scrn" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2011/03/itunes-scrn-550x426.jpg" alt="" width="550" height="426" /></a></p>
<p>Il 28 Aprile 2003 le cose, però, cambiarono: forte del successo delle vendite di iPod e della diffusione di iTunes come player musicale obbligatorio per l&#8217;uso del device, Apple chiude diversi accordi con le case discografiche lanciando iTunes Music Store, il primo negozio di digital delivery di canzoni: 0.99 $ per un brano, 9.99 $ per un intero cd. Il successo fu subito planetario: la facilità con cui si possono ottenere legalmente i brani superava di gran lunga le ricerche, le scremature dai fake e dai brani con basso bitrate che circolavano nelle reti peer to peer e i tempi di download dei file, che spesso dovevano essere rinominati e ricatalogati. Insomma, con meno di un dollaro si otteneva un brano di buona qualità audio in pochissimo tempo e con un semplice click. Il successo di iTunes Music Store fu repentino e planetario: in poco meno di un anno era accessibile da molti paesi del mondo. Le casse delle case discografiche iniziarono a rimpinguarsi e il pericolo di un collasso fu scongiurato. In seguito molti hanno tentato di imitare il modello di business di Apple: da Microsoft (che ha fallito più e più volte) ad Amazon (il cui store continua a sopravvivere), passando per MTV e la stessa Universal, che per qualche mese provò a mettersi in proprio abbandonando iTunes, fallendo nel suo intento.</p>
<p>La visione di Jobs era chiara: fornire un modello di digital delivery ancora più semplice del peer to peer, a un prezzo per brano e per album davvero irrisorio, venendo incontro alle esigenze del pubblico e delle case discografiche.<br />La scelta di vendere gli album traccia per traccia fu dettata essenzialmente da due ragioni: la scarsa qualità delle canzoni presenti nella maggior parte dei dischi (quante volte in un album ci sono solo due o tre canzoni belle mentre le altre sono solo &#8220;riempidisco&#8221;?) e il download selettivo dei brani, diffusosi con i circuiti peer to peer.</p>
<p>Dunque, caro Jon, perchè non fai mente locale a quegli anni in cui tu e i tuoi colleghi tremavate per la paura di perdere i fondi necessari per pagare il cherosene dei vostri jet personali? Che ti piaccia o no, Steve Jobs, pur facendo gli interessi di Apple, ha salvato tutto il settore musicale.<br />Forse tutto quello che ho scritto non ti è stato riferito, e, qualora qualcuno lo avesse fatto, non hai ascoltato bene: a furia di sentire gli album in cuffia e col volume a palla devi essere diventato un po&#8217; sordo.</p>
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		<title>iPhone 4 con Personal Hotspot e iPad WiFi: quali (s)vantaggi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 18:48:11 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3055" href="https://www.nerdvana.it/2011/03/06/iphone-4-con-personal-hotspot-ipad-wifi-quali-svantaggi/personalhotspot/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-3055" title="personalhotspot" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2011/03/personalhotspot-550x314.png" alt="" width="550" height="314" /></a></p>
<p>Fra cinque giorni Apple rilascerà ufficialmente iOS 4.3 per iPhone, iPod Touch e iPad, che, fra le altre migliorie, porterà con sè, ma solo per iPhone 4, la funzione Personal Hotspot, che oltre al tradizionale tethering via bluetooth e USB permetterà di condividire la connessione 3G via wifi con massimo 3 dispositivi (dunque, 5 in totale).<br />Molti di noi, me compreso, avranno pensato di acquistare un iPad 2 senza connessione 3G al fine di poter sfruttare il proprio iPhone per la connessione in mobilità e risparmiare un centinaio di euro, ma ne vale davvero la pena? Analizziamo alcuni fattori, che, forse, abbiamo trascurato:</p>
<p><strong>Il GPS</strong><br />L&#8217;iPad senza connessione 3G non è dotato di GPS. Per alcuni di noi la questione non è di enorme importanza, avendo sempre in tasca il nostro iPhone, ma se facciamo un largo uso di applicazioni che sfruttano il servizio di geolocalizzazione, la mancanza del chip potrebbe farsi sentire pesantemente.</p>
<p><strong>La durata della batteria</strong><br />Usare la funzione Personal Hotspot mette a dura prova la batteria di iPhone 4: sfruttare assieme la connessione 3G e quella wifi richiede molta energia. Se facciamo un uso intenso dell&#8217;hotspot, il nostro caro iPhone potrebbe spegnersi e lasciarci senza possibilità di essere rintracciabili fino a che non possiamo ricaricarlo. E&#8217; inoltra da considerare che la batteria di iPad 2 dura ben 9 ore di navigazione sotto rete 3G.</p>
<p><strong>La versatilità</strong><br />iPad è un dispositivo molto versatile, sopratutto in mobilità, ma molte applicazioni richiedono una connessione ad internet perenne. Se non possiamo sfruttare la funzione Personal Hotspot e non abbiamo una rete wifi cui possiamo accedere nelle vicinanze, iPad diventa un (sottilissimo) mattoncino inutilizzabile. iPad diventa totalmente dipendente da iPhone.</p>
<p><strong>I costi</strong><br />E&#8217; vero, acquistando un iPad solo wifi si risparmiano 100 € e i costi di abbonamento per la connessione 3G (di regola 5€ al mese con Tre per la SuperInternet per iPad), ma si sfrutta molto più quella di iPhone. Per chi ha una tariffa con soglie dati molto basse (tipo la Naviga3 mensile) rischia di sforare il tetto massimo di megabyte messi a disposizione dal proprio operatore e, quindi, di incappare in salatissime sorprese sul proprio conto telefonico che potrebbero far rimpiangere il mancato acquisto di un iPad 3G.</p>
<p>Valutati questi aspetti, bisogna prendere anche in considerazione l&#8217;uso che faremmo (o facciamo) di iPad: se pensiamo di usarlo solo fra le mura casalinghe o dell&#8217;ufficio, dove abbiamo una connessione wifi sempre attiva, possiamo acquistare un modello solo wifi e sfruttare il Personal Hotspot di iPhone solo in casi di emergenza. Se, al contrario, pensiamo di usare iPad &#8220;in movimento&#8221;, scegliamo un modello con connessione 3G e abbiniamolo ad un abbonamento dati.</p>
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		<title>C&#8217;è davvero bisogno della fotocamera su iPad?</title>
		<link>https://www.nerdvana.it/2011/01/21/ce-davvero-bisogno-della-fotocamera-su-ipad/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 17:02:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; notizia di questi giorni che Apple introdurrà sul nuovo iPad due fotocamere: mentre quella frontale sarà ovviamente dedicata alla videochiamata tramite FaceTime, quindi la risoluzione sarà VGA o di poco maggiore, il solito rumor dell&#8217;ultima ora riporta, dopo aver scoperto una stringa in un file .plist, che quella posteriore sia di solo 1 megapixel. [&#8230;]</p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2011/01/21/ce-davvero-bisogno-della-fotocamera-su-ipad/">C&#8217;è davvero bisogno della fotocamera su iPad?</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; notizia di questi giorni che Apple introdurrà sul nuovo iPad due fotocamere: mentre quella frontale sarà ovviamente dedicata alla videochiamata tramite FaceTime, quindi la risoluzione sarà VGA o di poco maggiore, il solito rumor dell&#8217;ultima ora riporta, dopo aver scoperto una stringa in un file .plist, che quella posteriore sia di solo 1 megapixel.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-2292" href="https://www.nerdvana.it/2011/01/21/ce-davvero-bisogno-della-fotocamera-su-ipad/camera_ipad-530x261/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-2292" title="Camera on iPad" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2011/01/camera_ipad-530x261.png" alt="" width="530" height="261" /></a></p>
<p>La reazione degli utenti Apple in internet è stata quasi simile ad una insurrezione popolare: pur essendo ancora nel campo della pura speculazione, si è subito gridato al boicottaggio di Apple. Fermiamoci un attimo e analizziamo meglio la situazione: sempre più produttori di custodie ci mostrano concept di un iPad molto più sottile dell&#8217;attuale, una sottigliezza quasi paragonabile a quella dell&#8217;iPod Touch di quarta generazione che, guarda caso, monta una videocamera posteriore da 1 mpx: il sensore per catturare video, infatti, è molto più sottile rispetto ad uno dedicato anche alla fotografia e la risoluzione di 1 megapixel permette la registrazione di filmati in HD a 720p, rendendo così il nuovo iPad ideale per la videochat. Effettivamente, una risoluzione maggiore e la possibilità di scattare foto non solo avrebbero significato un iPad più spesso dell&#8217;attuale, ma avrebbero portato gli utenti Apple a scattare foto con il proprio tablet da 10&#8243;&#8230; una vera missione impossibile! Pensate a quanto potrebbe essere scomodo dover inquadrare la scena e rimanere immobili tenendo tra le mani un dispositivo così grande.</p>
<p>A mio avviso, ben venga la videocamera su iPad per le funzioni di videochat, ma se vogliamo scattare qualche foto compriamo una bella fotocamera o, per gli scatti &#8220;di emergenza&#8221; affidiamoci ai ben più pratici telefonini, gli unici oggetti sempre nelle nostre tasche in grado, ormai, di scattare foto degne di tale nome.</p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2011/01/21/ce-davvero-bisogno-della-fotocamera-su-ipad/">C&#8217;è davvero bisogno della fotocamera su iPad?</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
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		<title>iPhone 4 CDMA di Verizon e la nuova antenna: facciamo chiarezza sulle novità</title>
		<link>https://www.nerdvana.it/2011/01/12/cdma-verizon-vediamo-di-cosa-si-tratta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Liborio Fedele]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 13:28:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Spotlight]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Telefonia]]></category>
		<category><![CDATA[cdma]]></category>
		<category><![CDATA[iphone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ultimamente si fa un gran parlare del nuovo iPhone per la sua compatibilità con Verizon. Iniziamo col capire chi o cosa sia Verizon. Verizon è un operatore di telefonia mobile americano che fornisce l&#8217;accesso alla banda larga. Nasce dalla Bell Atlantic, che dopo una serie di acquisizioni e fusioni è diventata la più grossa compagnia [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2159" href="https://www.nerdvana.it/2011/01/12/cdma-verizon-vediamo-di-cosa-si-tratta/20110112-153122-jpg/"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-2159" title="20110112-153122.jpg" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2011/01/20110112-153122-300x194.jpg" alt="" width="300" height="194" /></a>Ultimamente si fa un gran parlare del nuovo iPhone per la sua compatibilità con Verizon.<br /> Iniziamo col capire chi o cosa sia Verizon. Verizon è un operatore di telefonia mobile americano che fornisce l&#8217;accesso alla banda larga. Nasce dalla Bell Atlantic, che dopo una serie di acquisizioni e fusioni è diventata la più grossa compagnia telefonica indipendente americana davanti ad AT&amp;T. Il suo nome nasce dalla contrazione e fusione dei termini Veritas e Horizon; la prima proveniente dal Latino sta per verità, la seconda proveniente dall&#8217;inglese significa orizzonte.</p>
<p>Il gestore di telefonia wireless distribuisce connessione di tipo CDMA ed LTE. Il nuovo iPhone di Apple però supporta solo la prima.<br /> Il protocollo CDMA rientra nelle connessioni cellulari di terza generazione (3G) che funzionano con lo standard UMTS ed utilizza per la trasmissione anche i satelliti GPS.<br /> CDMA è l&#8217;acronimo di Code Division Multiple Access (accesso multiplo a divisione di codice) in pratica permette a più trasmettitori di inviare informazioni tramite uno stesso canale, perciò diversi utenti possono condividere la stessa banda di frequenze, cioè la stessa gamma di frequenze.<br /> Rispetto ai protocolli FDMA e TDMA, rispettivamente Accesso a divisione di Frequenza e Tempo, supportati dallo standard GSM questo nuovo protocollo presenta differenti vantaggi. Primo tra tutti la velocità di trasmissione nettamente superiore; altro aspetto non meno trascurabile riguarda la sicurezza offerta, dato che per la decodifica del segnale è necessaria una sorta di chiave.<br /> Vediamo ora cosa c&#8217;entra il GPS con il sistema CDMA. Poiché questo protocollo divide l&#8217;informazione in pacchetti, per permettere poi al ricevitore di recuperare l&#8217;informazione e ricostituirla, è necessaria una sincronizzazione con precisione inferiore al 10 microsecondi; ed è proprio qui che interviene il GPS, non come criterio di geolocalizzazione, ma bensì metodo precisissimo ed ad alta affidabilità di misura del tempo.</p>
<p>La notizia per noi italiani, seppur abbia fatto tanto clamore, ha puro valore di cronaca, in quanto ad oggi, non essendoci le infrastrutture necessarie al supporto di questa tecnologia non potremo godere dei vantaggi derivanti da essa.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2011/01/20110112-035759.jpg" data-rel="lightbox-gallery-Ba7cH9hH" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full aligncenter" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2011/01/20110112-035759.jpg" alt="" width="463" height="282" /></a>L&#8217;unica vera curiosità circa l&#8217;iPhone 4 di Verizon rimane circoscritta all&#8217;antenna di nuova concezione: dai primi test empirici con i modelli da esposizione sembra che il problema del death grip sia stato eliminato e, stringendo il telefono in una mano, si nota solo una più che normale perdita di una sola tacca nella barra di ricezione. Di certo, al momento della commercializzazione dell&#8217;iPhone, verranno eseguiti test più che specifici di cui vi terremo conto come sempre.</p>
<p>In questo sfondo così roseo si incastona però un neo. Con il nuovo iPhone 4 CDMA non sarà più possibile chiamare e navigare contemporaneamente. Quello che era stato uno dei punti di forza del multitasking viene a cadere. L&#8217;uso di una funzionalità esclude l&#8217;altra. Va sottolineato che il problema non è da attribuire al telefono, bensì alla struttura del protocollo CDMA.<br /> Qualora la versione prossima del melafonino dovesse supportare la tecnologia LTE tutto tornerebbe come prima con tutti i vantaggi di una connessione a banda larga.</p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2011/01/12/cdma-verizon-vediamo-di-cosa-si-tratta/">iPhone 4 CDMA di Verizon e la nuova antenna: facciamo chiarezza sulle novità</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
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		<title>Le applicazioni che avremmo voluto vedere nel Mac AppStore</title>
		<link>https://www.nerdvana.it/2011/01/09/le-applicazioni-che-avremmo-voluto-vedere-nel-mac-appstore/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jan 2011 09:56:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Spotlight]]></category>
		<category><![CDATA[mac appstore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; difficile che su Nerdvana riportiamo il contenuto di altri blog (non è il nostro stile), ma per una volta concedeteci uno strappo alla regola: su TUAW ho trovato un articolo molto interessante sui grandi assenti dal Mac AppStore che mi appresto a rielaborare ed a commentare.Proprio Apple, che per il lancio dello store ha [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2125" href="https://www.nerdvana.it/2011/01/09/le-applicazioni-che-avremmo-voluto-vedere-nel-mac-appstore/missinginactiontuaw2/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-2125" title="missinginactiontuaw2" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2011/01/missinginactiontuaw2-550x346.jpg" alt="" width="550" height="346" /></a></p>
<p>E&#8217; difficile che su Nerdvana riportiamo il contenuto di altri blog (<em>non è il nostro stile</em>), ma per una volta concedeteci uno strappo alla regola: su TUAW ho trovato un articolo molto interessante sui grandi assenti dal Mac AppStore che mi appresto a rielaborare ed a commentare.<br />Proprio Apple, che per il lancio dello store ha inserito alcuni programmi ad un prezzo fortemente ridotto, ha preferito non inserire programmi come iDVD ed iWeb della suite <strong>iLife &#8217;11</strong>: visto che essi sono presenti su tutti i Mac acquistati e che non sono stati aggiornati con l&#8217;ultima relase della suite, a Cupertino hanno deciso di non inserirli. Non sono presenti, inoltre, Final Cut Studio, forse perchè dovrebbero rilasciarne a breve una nuova versione, l&#8217;utility per le videochiamate con <strong>FaceTime</strong> (non possono essere pubblicati sullo store software in versione beta!) e il grande assente: <strong>iWork &#8217;11</strong>. Molti blog avevano sbandierato più e più volte circa un suo possibile rilascio in concomitanza con Mac AppStore, ma, ovviamente, Apple avrebbe quanto meno organizzato un keynote veloce nella propria sala stampa per la presentazione delle novità introdotte. Stranamente mancano anche Bento e FileMaker, sviluppati da FileMaker Inc., società sussidiaria di Apple.</p>
<p>Avrei voluto vedere, inoltre, programmi indispensabili come <strong>Skype</strong>, Cyberduck, TextMate o <strong>Coda</strong>. Mancano molti software di messaggistica immediata (Colloquy, AIM, <strong>Adium</strong> e Yahoo Messenger su tutti) e browser alternativi a Safari.<br />Microsoft e Adobe non sono presenti con alcuna applicazione: ragionevolmente, perchè le grandi società abituate ad introiti pari al 100% del prezzo delle applicazioni sviluppate dovrebbero accontentarsi del 70% cedendo il 30% dei ricavi ad Apple?</p>
<p>Infine, il settore videoludico di Mac AppStore sembra esclusivamente popolato da grandi giochi per i casual gamer: sono presenti Angry Birds (vorrei provarlo su un iMac 27&#8243;!) e il <strong>Solitaire Greatest Hits</strong> (applicazione gratuita che vi consiglio assolutamente di scaricare), ma i titoli per gli hardcore gamer rimangono al momento ad esclusivo appannaggio di Steam per Mac o dei principali distributori di videogames online.</p>
<p>Sia ben chiaro che grazie al negozio virtuale di Cupertino sto scoprendo diversi software molto interessanti (e quasi del tutto gratuiti) che vi recensirò a stretto giro, ma se gli sviluppatori intuiranno il grande potenziale della distribuzione dei propri programmi tramite una vetrina virtuale che d&#8217;ora in avanti sarà presente su tutte le relase di Mac OS X, il successo dell&#8217;AppStore per iOS verrà bissato nel giro di pochissimo tempo.</p>
[Via <a href="http://www.tuaw.com/2011/01/06/missing-mac-apps-we-hoped-wed-see/">TUAW</a>&#8220;]
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		<title>Avvertenze ai Mac user della domenica: la pirateria delle applicazioni del Mac AppStore</title>
		<link>https://www.nerdvana.it/2011/01/07/avvertenze-ai-mac-user-della-domenica-la-pirateria-delle-applicazioni-del-mac-appstore/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jan 2011 22:47:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Applicazioni OS X]]></category>
		<category><![CDATA[Spotlight]]></category>
		<category><![CDATA[mac appstore]]></category>
		<category><![CDATA[pirateria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  Inutile girarci attorno: l&#8217;introduzione del Mac AppStore (sul quale mi riservo la creazione di uno speciale video a brevissimo) ha subito fatto pensare ai più come poter aggirare le protezioni delle applicazioni per ottenerle gratuitamente. Premesso che sono e sarò sempre contrario alla pirateria, volevo condividere con voi alcune considerazioni: Che esigenza si ha [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p><a rel="attachment wp-att-2097" href="https://www.nerdvana.it/2011/01/07/avvertenze-ai-mac-user-della-domenica-la-pirateria-delle-applicazioni-del-mac-appstore/macappstore/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-2097" title="Mac AppStore" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2011/01/macappstore-550x366.png" alt="Mac AppStore" width="550" height="366" /></a></p>
<p>Inutile girarci attorno: l&#8217;introduzione del Mac AppStore (sul quale mi riservo la creazione di uno speciale video a brevissimo) ha subito fatto pensare ai più come poter aggirare le protezioni delle applicazioni per ottenerle gratuitamente. Premesso che sono e sarò sempre contrario alla pirateria, volevo condividere con voi alcune considerazioni:</p>
<ol>
<li>Che esigenza si ha nel possedere un numero tendente a infinito di applicazioni sul proprio Mac? Credo che qualunque utente Mac di vecchia data o comunque un po&#8217; più navigato della media possegga solo le applicazioni necessarie per il proprio lavoro o il proprio svago. Ad esempio, se non si è fotografi professionisti, che senso ha usare Aperture? iPhoto è sicuramente più che sufficiente per la stragrande maggioranza dell&#8217;utenza Mac;</li>
<li>Sul Mac AppStore le applicazioni hanno, stranamente direi, un costo davvero contenuto: se si è fan di Angry Birds, perchè non spendere quei 4 € per ottenere la propria copia (installabile su tutti i sistemi che possediamo)? Se si spendono dai 999 € ai 14000 € per un Mac davvero non ci si può permettere di supportare gli sviluppatori di software divertenti o utili che siano? Immaginate di possedere un negozio di alimentari e che tutti i clienti se ne vadano senza pagare: <strong>come vi sentireste</strong>?</li>
<li>Leggo sempre più spesso sui vari siti la speranza di molti utenti di avere un <strong>jailbreak per Mac OS X</strong>: perdonali Steve, perchè non sanno quello che dicono! Mac OS è un sistema molto più aperto di quello che si possa pensare e di quello che vogliono farci credere solo per aumentare i click sui loro siti, non ha e, credo, non avrà mai la stessa chiusura di iOS (dettata dal fatto che la sicurezza e la stabilità di un dispositivo mobile siano due caratteristiche di prim&#8217;ordine al giorno d&#8217;oggi): sul vostro OS potete fare tutto ciò che volete, senza ricorrere ad un fantomatico jailbreak. Per quanto riguarda Cydia su Mac, <a title="Cydia su Mac OS X: facciamo chiarezza" href="https://www.nerdvana.it/2010/12/13/cydia-mac-os-x-facciamo-chiarezza/">sapete già come la penso</a>.</li>
</ol>
<p>Infine, qualora non ve ne foste accorti, sono anni che basta cercare su Google le applicazioni che vi interessano per ottenerle con metodi alternativi: di certo l&#8217;avvento del Mac AppStore non aumenterà ulteriormente la diffusione della pirateria.</p>
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		<title>Cydia per Mac OS X: facciamo chiarezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 09:52:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Spotlight]]></category>
		<category><![CDATA[cydia]]></category>
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		<category><![CDATA[saurik]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qualche giorno fa Jay Freeman (alias Saurik) ha annunciato lo sviluppo di una versione di Cydia per Mac OS X, sostenendo che Apple, per il suo Mac AppStore, applicherà le stesse limitazioni presenti su quello di iOS, eliminando anche qualche funzionalità, come ad esempio, l&#8217;In-App Purchase, la mancanza di codici redeem o il GameCenter. La [&#8230;]</p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2010/12/13/cydia-mac-os-x-facciamo-chiarezza/">Cydia per Mac OS X: facciamo chiarezza</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/12/saurik.jpg" data-rel="lightbox-gallery-AUMldGvq" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1902" title="" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/12/saurik-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Qualche giorno fa Jay Freeman (alias Saurik) ha annunciato lo sviluppo di una versione di Cydia per Mac OS X, sostenendo che Apple, per il suo Mac AppStore, applicherà le stesse limitazioni presenti su quello di iOS, eliminando anche qualche funzionalità, come ad esempio, l&#8217;In-App Purchase, la mancanza di codici redeem o il GameCenter. La sua volontà è, quindi, quella di voler dare agli sviluppatori una possibilità in più per la distribuzione delle proprie applicazioni.<br />
A mio avviso, bisogna guardare la situazione con un po&#8217; di sale in zucca. Analizziamo, innanzitutto, i due sistemi operativi: Mac OS X e iOS: mentre in iOS c&#8217;è una effettiva chiusura del sistema, applicata da Apple per  aumentare la sicurezza e la stabilità dei nostri dispositivi mobili, Mac OS X è, invece, un sistema aperto: nessuna limitazione di API, nessun sandboxing delle applicazioni, nessuna necessità di rompere i &#8220;lucchetti digitali&#8221; per la creazione di applicazioni con nuove funzioni non supportate nativamente da Mac OS X (Printopia ne è un chiaro esempio!). Sfatiamo anche il mito che Lion sarà un OS chiuso come iOS: Apple ha sempre sostenuto che gli sviluppatori possono proporre le proprie applicazioni sia attraverso il Mac AppStore sia attraverso i canali tradizionali, come, ad esempio, il proprio sito internet.<br />
Infine, per quei pochi che sostengono che Cydia serve a rendere Mac OS jailbroken per installare le applicazioni pirata, c&#8217;è da ribadire che Mac OS non ha bisogno (ne avrà mai bisogno) di una procedura di jailbreak e che, se si ha tanta voglia di rubare i programmi, si potrà farlo proprio con gli stessi sistemi odierni.</p>
<p>Dunque, a che serve Cydia su Mac OS X? Credo che abbia una duplice funzionalità: la prima, sotto gli occhi di tutti, è quella di permettere agli sviluppatori di avere una vetrina importante su cui mostrare le proprie applicazioni che, magari, ora per una ragione, ora per un&#8217;altra, non possono essere inserite sul Mac AppStore, la seconda, più semplicemente, è quella di fornire a Saurik l&#8217;ennesima fonte di guadagno facile e sicuro per la sua azienda, la Saurik IT , LLC: è vero che i costi per la manutenzione dei server e della gestione del team che lavora dietro lo store sono alti, ma è altrettanto vero che, guadagnando una certa percentuale su ogni app venduta, inserendo sponsor e banner pubblicitari ovunque, si riesca a mettere da parte un bel gruzzoletto.<br />
Non so voi, ma io preferisco essere conscio che i miei soldi vadano a chi si qualifica come imprenditore piuttosto che come guru del software libero, marciando su luoghi comuni diffusi (e facilmente confutabili) sul mondo Mac.</p>
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		<title>Limera1n, il giorno dopo</title>
		<link>https://www.nerdvana.it/2010/10/12/limera1n-il-giorno-dopo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 07:52:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Hacking]]></category>
		<category><![CDATA[Spotlight]]></category>
		<category><![CDATA[geohot]]></category>
		<category><![CDATA[jailbreak]]></category>
		<category><![CDATA[limera1n]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come tutti voi ben sapete, da qualche giorno è disponibile il tool di GeoHot per il jailbreak di iOS 4.1 (al momento solo per Windows). Volevo muovere qualche considerazione a riguardo: Il tool sembra quasi rilasciato da GeoHot in fretta e furia per dimostrare (ancora una volta) le sue capacità, mettendo in difficoltà il Chronic [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come tutti voi ben sapete, da qualche giorno è disponibile il tool di GeoHot per il jailbreak di iOS 4.1 (al momento solo per Windows). Volevo muovere qualche considerazione a riguardo:</p>
<ol>
<li>Il tool sembra quasi rilasciato da GeoHot in fretta e furia per dimostrare (ancora una volta) le sue capacità, mettendo in difficoltà il Chronic Dev Team che così ha deciso di riprogettare il suo tool sulla scorta di questa scoperta (abbandonando momentaneamente lo sviluppo di quello basato su SHATter, conservando segreto l&#8217;exploit in caso in cui Apple tappi l&#8217;attuale);</li>
<li>Proprio perchè rilasciato in tempi record, è ancora un po&#8217; acerbo: su alcuni device si riscontrano problemi abbastanza gravi. Attendete un altro po&#8217; prima di eseguirlo!</li>
<li>Manca la versione per Mac OS X: di solito è la prima ad essere rilasciata o viene rilasciata in contemporanea a quella Windows. Evidentemente, c&#8217;è ancora qualche problema da risolvere (che non vorrei si manifestasse, in casi particolarissimi, anche su Win).</li>
</ol>
<p>Se, dunque, avete un altro po&#8217; di pazienza, attendete ancora qualche ora prima di effettuare il jailbreak, altrimenti, fatelo subito, ma come sempre a vostro rischio e pericolo.</p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2010/10/12/limera1n-il-giorno-dopo/">Limera1n, il giorno dopo</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
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		<title>La nuova AppleTV: uno sguardo al suo firmware (in attesa di mettere mano all&#8217;hardware)</title>
		<link>https://www.nerdvana.it/2010/09/29/la-nuova-appletv-uno-sguardo-al-suo-firmware-in-attesa-di-mettere-mano-allhardware/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 23:58:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Spotlight]]></category>
		<category><![CDATA[appletv]]></category>
		<category><![CDATA[ios]]></category>
		<category><![CDATA[ipod touch]]></category>
		<category><![CDATA[lowtide]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo il rilascio da parte del DevTeam della chiave per decrittare il firmware della nuova AppleTV, sul web sono apparse diverse notizie relative alla sua struttura: analizziamole in maniera ordinata. Innanzitutto, non si rileva nei Core Services l&#8217;applicazione Springboard.app, ma una nuova: Lowtide. Lowtide è, di fatto, l&#8217;erede del buon vecchio FrontRow installato di serie [&#8230;]</p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2010/09/29/la-nuova-appletv-uno-sguardo-al-suo-firmware-in-attesa-di-mettere-mano-allhardware/">La nuova AppleTV: uno sguardo al suo firmware (in attesa di mettere mano all&#8217;hardware)</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il rilascio da parte del DevTeam della chiave per decrittare il firmware della nuova AppleTV, sul web sono apparse diverse notizie relative alla sua struttura: analizziamole in maniera ordinata.</p>
<p>Innanzitutto, non si rileva nei Core Services l&#8217;applicazione Springboard.app, ma una nuova: Lowtide. Lowtide è, di fatto, l&#8217;erede del buon vecchio FrontRow installato di serie sulle vecchie AppleTV mantenendone non solo lo stile grafico, ma anche la stessa struttura software: sono ancora supportati gli screen saver basati su <strong>FRSS </strong>e le <strong>frappliance extensions</strong> (delle vere e proprie estensioni software che aggiungono funzionalità a Lowtide, come, ad esempio, quelle standard per musica e video o la nuova per il supporto a Netflix). Un&#8217;ottima notizia per i modders: dopo aver jailbreakkato AppleTV sarà possibile estenderne le funzionalità con il caricamento delle estensioni già esistenti, dopo aver effettuato la loro conversione per architettura ARM.<br />
In un file .plist, inoltre, si può notare come Lowtide supporti nativamente anche iPad: l&#8217;applicazione è configurata per non apparire sulla springboard con la sua icona, ma per essere eseguita su richiamo esplicito da altre applicazioni e solo in modalità landscape. Proprio grazie al supporto per iPad, è stato possibile effettuare il porting di Lowtide per iPod Touch.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="600" height="362" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/RTJ5yG2LyX8?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="600" height="362" src="http://www.youtube.com/v/RTJ5yG2LyX8?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>E&#8217; interessante, inoltre, notare come siano stati implementati i framework relativi al supporto per il <strong>Bluetooth</strong> e alle notifiche <strong>push</strong>.</p>
<p>Sono emerse anche alcune curiosità: un preliminare supporto a <strong>FaceTime</strong> (sarebbe bellissimo poter videochiamare dalla tv, ma sarebbe necessaria una webcam) e il supporto ad alcuni telecomandi ad infrarossi di alcuni lettori DVD.</p>
<p><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/09/15caf77d47b4a0f35242a48c4ec6d375.png" data-rel="lightbox-gallery-HzumM0Pz" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1076" title="" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/09/15caf77d47b4a0f35242a48c4ec6d375-e1285717638883.png" alt="FaceTime su AppleTV" width="600" height="261" /></a></p>
<p><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/09/ios-4-1-appletv-2.jpg" data-rel="lightbox-gallery-HzumM0Pz" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1077" title="" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/09/ios-4-1-appletv-2.jpg" alt="" width="460" height="103" /></a></p>
<p>Sembra, inoltre, che sia possibile sfruttare la porta mini-usb di AppleTV per espandere la sua capacità di memoria.</p>
<p>Last but not the least, nel nuovo iOS sono apparsi i riferimenti a due nuovi iPhone (<strong>3,2</strong> e <strong>3,3</strong>, il che significa che saranno poco più che un upgrade dell&#8217;attuale iPhone 4) all&#8217;attuale iPod Touch (<strong>4,1</strong>) e un nuovo iPad (<strong>iProd 2,1</strong>).</p>
<p><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/09/ipad-sdk-reveals.jpg" data-rel="lightbox-gallery-HzumM0Pz" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1078" title="" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/09/ipad-sdk-reveals.jpg" alt="" width="320" height="398" /></a></p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2010/09/29/la-nuova-appletv-uno-sguardo-al-suo-firmware-in-attesa-di-mettere-mano-allhardware/">La nuova AppleTV: uno sguardo al suo firmware (in attesa di mettere mano all&#8217;hardware)</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
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		<title>iPod Nano, l&#8217;evoluzione della specie: addio clickwheel e riproduzione video</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 23:18:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spotlight]]></category>
		<category><![CDATA[clickwheel]]></category>
		<category><![CDATA[ipod nano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Visto che la blogosfera mondiale ha già parlato in lungo e in largo circa il nuovo iPod Nano, vorrei soffermarmi a fare qualche riflessione. Partiamo da questa infografica: prendendo come capostipite il vecchio iPod Mini (che era dotato di schermo monocromatico e di hard disk tradizionale), vediamo che sin dai primi modelli l&#8217;iPod Nano abbia [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Visto che la blogosfera mondiale ha già parlato in lungo e in largo circa il nuovo iPod Nano, vorrei soffermarmi a fare qualche riflessione. Partiamo da questa infografica:</p>
<p><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/09/ipodnano6g_evolution.jpg" data-rel="lightbox-gallery-KzkBQtAK" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-764" title="" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/09/ipodnano6g_evolution-e1283468551947.jpg" alt="Evoluzione iPod Nano 6" width="600" height="390" /></a></p>
<p>prendendo come capostipite il vecchio iPod Mini (che era dotato di schermo monocromatico e di hard disk tradizionale), vediamo che sin dai primi modelli l&#8217;iPod Nano abbia guadagnato molte caratteristiche e funzionalità che, oggi, diamo per scontate: schermo a colori, case in alluminio colorato, riproduzione video, coverflow, accelerometro (che portò con sè lo <em>shake to shuffle</em>), una videocamera, la radio FM, il pedometro e la funzionalità Voice Over. Tutto questo fino a ieri: l&#8217;iPod Nano ha perso la clickwheel (cavallo di battaglia di Apple come dispositivo di input) che rimane, dunque, sul non più aggiornato ma sempre presente a listino iPod Classic, la videocamera (ok, in fin dei conti era veramente inutile) guadagnando uno schermo multitouch, pulsanti per il volume fisici, una clip per indossarlo, i mix Genius e una batteria di maggior durata per la riproduzione audio. Incuriosito dal fatto che le 24 ore si riferissero alla sola riproduzione di file musicali, ho indagato sulla pagina del sito Apple dedicata al nuovo piccolino e, con mia somma sorpresa, non ho trovato pubblicizzata la capacità di riprodurre i video, anzi, nel confronto fra iPod, non viene menzionata:</p>
<p><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/09/novideo.png" data-rel="lightbox-gallery-KzkBQtAK" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-765" title="" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/09/novideo-e1283469409426.png" alt="iPod Nano 6 No Video" width="600" height="365" /></a></p>
<p>Cosa ha spinto Apple ad abbandonare la riproduzione video? Forse uno schermo così piccolo non è l&#8217;ideale per visualizzarli? O, semplicemente, dipende dalle capacità di elaborazione dell&#8217;hardware? E voi, che ne pensate?</p>
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		<title>iMac Touch: la vera novità è lo switch da Mac OS X a iOS!</title>
		<link>https://www.nerdvana.it/2010/08/24/imac-touch-la-vera-novita-e-lo-switch-da-mac-os-x-a-ios/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 09:40:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spotlight]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ed eccoci di nuovo ad approfondire una notizia riportata da molte fonti di informazione italiane, ma, come al solito, per metà. Si tratta della registrazione di un nuovo brevetto di Apple: l&#8217;iMac Touch. Molti di voi si chiederanno: e la novità dov&#8217;è? HP produce computer desktop all-in-one da più di un anno! E&#8217; vero&#8230; ma [&#8230;]</p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2010/08/24/imac-touch-la-vera-novita-e-lo-switch-da-mac-os-x-a-ios/">iMac Touch: la vera novità è lo switch da Mac OS X a iOS!</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/1.jpg" data-rel="lightbox-gallery-Y6pqYTa4" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-648" title="" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/1-e1282641113146.jpg" alt="iMac Touch 1" width="600" height="369" /></a></p>
<p>Ed eccoci di nuovo ad approfondire una notizia riportata da molte fonti di informazione italiane, ma, come al solito, per metà. Si tratta della registrazione di un nuovo brevetto di Apple: l&#8217;iMac Touch. Molti di voi si chiederanno: e la novità dov&#8217;è? HP produce computer desktop all-in-one da più di un anno! E&#8217; vero&#8230; ma andiamo con ordine. Vediamo la prima immagine registrata da Cupertino:</p>
<p><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/2.jpg" data-rel="lightbox-gallery-Y6pqYTa4" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-649" title="" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/2-e1282641157702.jpg" alt="iMac Touch 2" width="600" height="411" /></a></p>
<p>Come si evince facilmente, in posizione verticale l&#8217;iMac opera normalmente in modalità Mac OS X: tastiera, mouse e magic trackpad. <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Vi invito sin d&#8217;ora a tenere bene a mente due cose: la parte tratteggiata dello stand (non notate qualche differenza?) e i rettangolini indicati dal numero 119. Prossima immagine:</p>
<p><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/3.jpg" data-rel="lightbox-gallery-Y6pqYTa4" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-650" title="" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/3-e1282641493256.jpg" alt="iMac Touch 3" width="600" height="370" /></a></p>
<p>in modalità inclinata, l&#8217;iMac opera in modalità iOS! Ebbene sì, questa è la vera novità che molti non hanno riportato, soffermandosi solo alle caratteristiche multitouch dello schermo: grazie ai sensori di movimento (indicati dal numero 119) e grazie allo stand inclinabile (c&#8217;è una cerniera sia sotto il monitor che una rotonda all&#8217;angolo dello stand), il futuro iMac sarà in grado di caricare iOS permettendoci l&#8217;utilizzo delle applicazioni di AppStore sul nostro Mac. Riportando l&#8217;iMac in posizione verticale, si ritornerà alla modalità Mac OS X.<br />
Ovviamente Apple ha pensato proprio a tutto, brevettando sia lo stand reclinabile:</p>
<p><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/4.jpg" data-rel="lightbox-gallery-Y6pqYTa4" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-651" title="" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/4-e1282641785465.jpg" alt="iMac Touch 4" width="600" height="366" /></a></p>
<p>sia la posizione dei sensori di movimento che permettono lo switch fra i due sistemi operativi:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/5.jpg" data-rel="lightbox-gallery-Y6pqYTa4" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-652" title="" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/5-e1282641896274.jpg" alt="iMac Touch 5" width="600" height="448" /></a></p>
<p><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/4.jpg" data-rel="lightbox-gallery-Y6pqYTa4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""></a>sia la nuova interfaccia di iOS per Mac:</p>
<p><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/6.jpg" data-rel="lightbox-gallery-Y6pqYTa4" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-653" title="" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/6-e1282641982663.jpg" alt="iMac Touch 6" width="600" height="759" /></a></p>
<p><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/6.jpg" data-rel="lightbox-gallery-Y6pqYTa4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""></a>in cui possiamo notare la presenza di un dock e la classica barra del Finder in alto, rendendo quindi iOS un ibrido con Mac OS X.<br />
Per dovere di cronaca, pubblichiamo anche lo schema elettronico del nuovo iMac:</p>
<p><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/7-e1282642160649.jpg" data-rel="lightbox-gallery-Y6pqYTa4" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-654" title="" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/7-e1282642160649.jpg" alt="iMac Touch 7" width="600" height="622" /></a></p>
<p>e il brevetto relativo a un futuro MacBook Touch con schermo girevole per trasformarlo in un tablet (ok, questa è la classica scoperta dell&#8217;acqua calda), rendendo così anche i MacBook compatibili con iOS:</p>
<p><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/8.jpg" data-rel="lightbox-gallery-Y6pqYTa4" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-655" title="" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/8-e1282642349667.jpg" alt="iMac Touch 8" width="600" height="426" /></a></p>
<p><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/8.jpg" data-rel="lightbox-gallery-Y6pqYTa4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""></a>I nuovi Mac potrebbero dare nuova linfa vitale ad AppStore: gli sviluppatori potrebbero creare applicazioni multipiattaforma (iPhone, iPad, AppleTV/iTV, Mac) aumentando così i propri guadagni mentre gli utenti potrebbero risparmiare qualcosa riuscendo a utilizzare le proprie applicazioni su più device: basti pensare, ad esempio, ai vari programmi di fotoritocco per iPad che potrebbero essere facilmente adattati per lo schermo più ampio dei Mac offendo nuove e performanti funzionalità, o, ancora, alle app di streaming dei canali televisivi: con una sola di esse un&#8217;emittente raggiungerebbe l&#8217;utenza Apple nella sua totalità monetizzando con iAd ed infine, a giochi che siano veramente fruibili su qualsiasi dispositivo in nostra dotazione.<br />
Che ne pensate? Questo nuovo modo di intendere il personal computing si rivelerà un successo o sarà un fallimento alla stregua di Pippin?</p>
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		<title>AppleTV o iTV: ultime indiscrezioni e qualche riflessione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 10:46:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come avrete sicuramente avuto modo di leggere, Kevin Rose, il fondatore di Digg, ha rivelato di aver appreso dalle sue solite fonti (che in passato si sono rivelate molto attendibili!) che Apple è in procinto di rivoluzionare il modo di intendere l&#8217;intrattenimento da salotto con un nuovo dispositivo (AppleTV o iTV). Le caratteristiche dovrebbero essere: [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/itv-protoshot-front.gif" data-rel="lightbox-gallery-6vAQTWSN" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-623" title="" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/itv-protoshot-front.gif" alt="iTV" width="600" height="367" /></a></p>
<p>Come avrete sicuramente avuto modo di leggere, Kevin Rose, il fondatore di Digg, ha rivelato di aver appreso dalle sue solite fonti (che in passato si sono rivelate molto attendibili!) che Apple è in procinto di rivoluzionare il modo di intendere l&#8217;intrattenimento da salotto con un nuovo dispositivo (AppleTV o iTV).<br />
Le caratteristiche dovrebbero essere:</p>
<ul>
<li>adozione di iOS in luogo di Mac OS X (ebbene sì, attualmente AppleTV gira con una versione di Tiger 10.4.4 modificata per funzionare con FrontRow);</li>
<li>adozione di AppStore;</li>
<li>adozione di iPad come telecomando multimediale e schermo remoto;</li>
<li>integrazione con MobileMe;</li>
<li>prezzo aggressivo: solo 99$.</li>
</ul>
<p>Analizziamo bene l&#8217;indiscrezione. iOS significa innanzitutto maggiore velocità di esecuzione, architettura hardware più simile ad iPad e iPhone che a quella di un computer con la probabile adozione del processore A4 e l&#8217;abbandono di hard disk standard in luogo di quelli a stato solido, che, non essendo molto capienti, porterebbero iTV a funzionare essenzialmente come media extender per lo streaming di contenuti, da iTunes o dal web.<br />
L&#8217;integrazione con AppStore permetterebbe ad Apple di entrare in punta di piedi nel mercato delle consolle videoludiche casalinghe senza entrare inizialmente in diretta competizione con i big del settore, proprio come hanno introdotto iPhone e iPod Touch nel mercato delle consolle mobili (il fallimento di Pippin deve ancora bruciare in quel di Cupertino) e permetterebbe inoltre agli operatori del settore televisivo di creare applicazioni per la fruizione di show e di canali televisivi.<br />
iPad sarebbe l&#8217;ideale come telecomando: una versione dedicata dell&#8217;applicazione di Apple Remote permetterebbe di sfogliare con estrema facilità la nostra libreria multimediale e di interagire comodamente con le applicazioni rilasciate sullo store, ma per i videogiochi sarebbe meglio utilizzare iPhone o iPod Touch per le loro ridotte dimensioni che risulterebbero più ergonomiche e maneggevoli in luogo del tablet/joypad. Inoltre, iPad potrebbe essere uno schermo remoto per gustare la nostra libreria quando siamo fuori casa.<br />
L&#8217;integrazione con Mobile Me permetterà sia di visualizzare in tempo reale i video e le foto caricate dai nostri amici dotati di iPhone, sia di poter utilizzare il tanto rumoreggiato iTunes Cloud. Il prezzo così basso, infine, renderebbe di fatto la nuova AppleTV o iTV un&#8217;estensione del nostro pc/mac e un accessorio dei nostri gadget mobili targati con la mela morsicata, nonché un&#8217;ottima alternativa all&#8217;acquisto di una consolle casalinga, ponendosi al di sotto della loro fascia di prezzo.<br />
Qualche dubbio però permane: come verrà accolta questa nuova rivoluzione in un mercato diverso da quello USA (ad esempio quello italiano)? Gli operatori del settore sfrutteranno la piattaforma o si tinceranno  dietro piattaforme autogestite? E&#8217; dura a dirsi, visto che, in molti paesi europei, iTunes non ha ancora il suo Movie Store per le varie dispute legali sui diritti d&#8217;autore.</p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2010/08/23/appletv-o-itv-ultime-indiscrezioni-e-qualche-riflessione/">AppleTV o iTV: ultime indiscrezioni e qualche riflessione</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;angolo dei chiarimenti: nuovi iPod, nuova AppleTV, iPad 2 e iPhone CDMA e iPhone 5</title>
		<link>https://www.nerdvana.it/2010/08/20/langolo-dei-chiarimentinuovi-ipod-nuova-appletv-ipad-2-e-iphone-cdma-e-iphone-5/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 09:24:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Spotlight]]></category>
		<category><![CDATA[cdma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Numerose sono le notizie (anzi, i rumor) che si rincorrono in questi giorni circa i nuovi prodotti Apple: è usanza, infatti, che a ridosso di un keynote (l&#8217;annuale appuntamento settembrino è ormai alle porte!) &#8220;trapelino&#8221; le più disparate indiscrezioni. Cerchiamo di rimanere un attimo con i piedi per terra, e vediamo di analizzare meglio questi [&#8230;]</p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2010/08/20/langolo-dei-chiarimentinuovi-ipod-nuova-appletv-ipad-2-e-iphone-cdma-e-iphone-5/">L&#8217;angolo dei chiarimenti: nuovi iPod, nuova AppleTV, iPad 2 e iPhone CDMA e iPhone 5</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Numerose sono le notizie (anzi, i rumor) che si rincorrono in questi giorni circa i nuovi prodotti Apple: è usanza, infatti, che a ridosso di un keynote (l&#8217;annuale appuntamento settembrino è ormai alle porte!) &#8220;trapelino&#8221; le più disparate indiscrezioni. Cerchiamo di rimanere un attimo con i piedi per terra, e vediamo di analizzare meglio questi rumor (che, personalmente, non ho mai sopportato).</p>
<p><strong>Nuovi iPod</strong><br />
Ormai ci siamo: Apple rinnova la gamma una volta l&#8217;anno in settembre. Degli iPod non si sa molto, del resto non fanno notizia come iPhone o iPad: i Classic dovrebbero dare il loro estremo saluto al pubblico, circa i Nano non trapela nulla, si pensa che gli Shuffle verranno dotati di display touch da 3&#8243; (mi pare strano, perderebbero la loro ragion d&#8217;essere), mentre i Touch saranno i soliti iPhone senza&#8230; phone: guadagneranno, quasi sicuramente, fotocamera, retina display e facetime.</p>
<p><strong>Nuova AppleTV</strong><br />
Non è certo mistero che Steve Jobs abbia definito l&#8217;attuale AppleTV poco più che un hobby per Apple: la ho dalla uscita e, onestamente, l&#8217;avrò utilizzata una volta l&#8217;anno, anche a causa della mancanza dei film su iTunes Store qui in Italia. Nell&#8217;ultima beta di iOS 4.1, sembra che Apple stia testando un nuovo prodotto sconosciuto: se le indiscrezioni sono esatte, dovrebbe essere proprio la nuova AppleTV, che così guadagnerebbe AppStore (che siano pronti a sfidare le consolle casalinghe?) e le varie amenità che l&#8217;OS mobile di Cupertino offre, compreso lo streaming, anche via cloud, dei contenuti multimediali.Chi vivrà, vedrà.</p>
<p><strong>iPad 2</strong><br />
Come più volte detto, Apple ha la (mal)sana abitudine di rinnovare le linee di prodotti una volta l&#8217;anno (tranne i poveri MacPro, rinnovati dopo quasi 3 anni). Per quanto sia assolutamente logico che il nuovo modello di iPad sia già in fase di test presso 1 Infinite Loop (produrre un qualsiasi dispositivo richiede almeno un anno fra progettazione e produzione!), è assolutamente illogico e imprevedibile che venga immesso sul mercato ora, dopo nemmeno 5 mesi dalla sua commercializzazione europea. Ne riparliamo a marzo! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p><strong>iPhone CDMA e iPhone 5</strong><br />
Stesso discorso: non avrebbe molta logica introdurre ora (o a gennaio) un nuovo modello di iPhone. Ormai la frittata è fatta, l&#8217;antennagate sta sparendo fra le notizie estive (code ai caselli, oroscopi e vacanze dei c.d. vip) e commercializzarlo significherebbe non solo ammettere l&#8217;errore di progettazione, ma far arrabbiare seriamente chi ha comprato l&#8217;iPhone 4 al lancio. Per quanto sia probabile l&#8217;uso di Liquid Metal per la sua costruzione e una nuova ingegnerizzazione dell&#8217;antenna, credo che sarà commercializzato nel luglio prossimo.<br />
Diverso è il discorso per l&#8217;iPhone CDMA. Iniziamo col dire che CDMA è un protocollo di trasmissione voce/dati proprio come l&#8217;UMTS e che in Italia non è stato adottato da nessun operatore. La produzione di un iPhone compatibile con questa tecnologia è quindi destinata ai mercati stranieri in cui vi sono operatori che hanno preferito il CDMA all&#8217;UMTS. Se davvero dovesse essere lanciato in Gennaio (ne dubito, l&#8217;esclusiva con AT&amp;T in USA termina a luglio!), sarà sicuramente identico al 4 e non un assaggio del 5: quindi niente display più ampio e nuova antenna, come si vocifera sul web. Vi ricordo fino allo sfinimento che Apple non è Nokia: <a href="https://www.nerdvana.it/2010/08/15/le-notizie-ferragostiane-android-sorpassa-iphone/">le basta un solo terminale l&#8217;anno per avere un&#8217;ampia fetta di mercato della telefonia mobile</a>.</p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2010/08/20/langolo-dei-chiarimentinuovi-ipod-nuova-appletv-ipad-2-e-iphone-cdma-e-iphone-5/">L&#8217;angolo dei chiarimenti: nuovi iPod, nuova AppleTV, iPad 2 e iPhone CDMA e iPhone 5</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
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		<title>Le notizie ferragostiane: Android sorpassa iPhone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Aug 2010 16:16:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spotlight]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Agosto, si sa, anche i blasonati tg nazionali non sanno di che parlare, e così ecco spuntare notizie di una ovvietà pazzesca: fra le mitiche ed immancabili interviste ai caselli della A1, i gossip sotto l&#8217;ombrellone e le &#8220;bire&#8221; di SkyTG 24 in trasferta a Ostia, eccone un&#8217;altra che va presa con la dovuta [&#8230;]</p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2010/08/15/le-notizie-ferragostiane-android-sorpassa-iphone/">Le notizie ferragostiane: Android sorpassa iPhone</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In Agosto, si sa, anche i blasonati tg nazionali non sanno di che parlare, e così ecco spuntare notizie di una ovvietà pazzesca: fra le mitiche ed immancabili interviste ai caselli della A1, i gossip sotto l&#8217;ombrellone e le &#8220;bire&#8221; di SkyTG 24 in trasferta a Ostia, eccone un&#8217;altra che va presa con la dovuta cautela: secondo l&#8217;ultima ricerca di Gartner, Android avrebbe superato iPhone nel mercato della telefonia mobile. Siccome da queste parti siamo nerd, non ci piace leggere solo i titoli e gli occhielli delle notizie, quindi analizzeremo i dati su cui si basa la ricerca tentando assieme di capire cosa stia accadendo. Ecco la tabella con le percentuali dei vari OS riferiti al solo mercato della telefonia mobile (quindi escludendo iPad e tablet con Android o altri sistemi):</p>
<p><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/gartner-100812-2.gif" data-rel="lightbox-gallery-hz4YRiU0" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-591" title="" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/gartner-100812-2-e1281888149789.gif" alt="Gartner iPhone Android" width="600" height="207" /></a></p>
<p><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/gartner-100812-2.gif" data-rel="lightbox-gallery-hz4YRiU0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""></a>Il primo OS mobile del mercato è ovviamente Symbian, seguito da BlackBerry OS, Android e iOS. Come è posisbile? Semplice&#8230; le quote di mercato dei sistemi operativi sono calcolate in base alla diffusione dei terminali che li montano: in un anno, Nokia produce parecchi modelli di telefoni cellulari Symbian, così come accade per RIM con i suoi BlackBerry. Per Android il discorso è simile: l&#8217;OS di Google è montato su molteplici terminali prodotti da costruttori diversi (HTC e Motorola in primis), mentre iOS è montato solo su iPhone e, come tutti ben sappiamo, Apple produce solamente un cellulare all&#8217;anno. Se quindi i valori assoluti delle quote di mercato possono attribuire una maggiore diffusione dei sistemi operativi concorrenti, analizzando i dati relativamente alla produzione e alla diffusione degli smartphone, iOS ha una penetrazione maggiore: se Apple producesse diversi modelli di iPhone nel corso dell&#8217;anno, le quote di mercato cambierebbero notevolmente in suo favore. Inoltre, l&#8217;azienda di Cupertino è diventata il settimo produttore di cellulari al mondo, sorpassando HTC e ponendosi poco sotto Motorola, a discapito di Nokia che continua a perdere terreno di anno in anno. E&#8217; incredibile notare come un solo produttore, con un solo modello di telefono, possa incutere timore ad altri colossi del settore conquistando quote di mercato sempre più ampie di anno in anno.</p>
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		<title>iOS 4.0.2 e 3.2.2: facciamo chiarezza sul bug chiuso da Apple.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 16:32:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Spotlight]]></category>
		<category><![CDATA[comex]]></category>
		<category><![CDATA[ios]]></category>
		<category><![CDATA[iphone]]></category>
		<category><![CDATA[ipod touch]]></category>
		<category><![CDATA[jailbreak]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella giornata di ieri Apple ha rilasciato un aggiornamento di iOS per iPhone (4.0.2) e di iOS per iPad (3.2.2). Un po&#8217; ovunque si leggono notizie discordanti. Vediamo di fare un po&#8217; di chiarezza. Innanzitutto vi invito a leggere questo articolo, propedeutico a quanto mi accingo a divulgarvi. Vediamo cosa dichiara ufficialmente Apple circa il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-52" title="Jailbreak iPad" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/jaibreakipad.jpg" alt="Jailbreak iPad" width="600" height="450" /></p>
<p>Nella giornata di ieri Apple ha rilasciato un aggiornamento di iOS per iPhone (4.0.2) e di iOS per iPad (3.2.2). Un po&#8217; ovunque si leggono notizie discordanti. Vediamo di fare un po&#8217; di chiarezza. Innanzitutto vi invito a leggere questo articolo, propedeutico a quanto mi accingo a divulgarvi.</p>
<p>Vediamo cosa dichiara ufficialmente Apple circa il bug corretto:</p>
<blockquote>
<h4>iOS 4.0.2 Update for iPhone and iPod touch</h4>
<ul type="circle">
<li><strong>FreeType</strong>CVE-ID: CVE-2010-1797
<p>Available for: iOS 2.0 through 4.0.1 for iPhone 3G and later, iOS 2.1 through 4.0 for iPod touch (2nd generation) and later</p>
<p>Impact: Viewing a PDF document with maliciously crafted embedded fonts may allow arbitrary code execution</p>
<p>Description: A stack buffer overflow exists in FreeType&#8217;s handling of CFF opcodes. Viewing a PDF document with maliciously crafted embedded fonts may allow arbitrary code execution. This issue is addressed through improved bounds checking.</li>
</ul>
</blockquote>
<p>Il punto riguarda il lettore PDF integrato in iOS (FreeType, per l&#8217;appunto!). Il bug è presente sin dalla versione 2.0 alla 4.0.1 per iPhone e dalla 2.1 alla 4.0 di iPod Touch. Questo è il bug che permette, attraverso un PDF appositamente creato, di eseguire codice arbitrario sui dispositivi. Come potete ben capire da soli il bug <strong>NON</strong> riguarda Safari (che è il browser internet integrato in iOS!) <strong>nè tantomeno una qualsiasi versione di WebKit</strong> che è il motore open source per la visualizzazione delle pagine web, cuore di Safari e di qualsiasi browser presente in qualsiasi applicazione di AppStore. Quindi sfatiamo il primo mito: il browser presente ad esempio in Google Mobile App <strong>NON </strong>permette di effettuare il jailbreak di iOS 4.0.2 o 3.2.2. Secondo mito da sfatare: Apple ha chiuso solo questo bug (e un altro di scarso interesse ai fini del jailbreak). Comex ci ha assicurato che gli altri due bachi per effettuare il jailbreak di iPhone da lui trovati non sono stati trovati e corretti. Infine, vi invito a pensare che Apple, questa volta, non ha voluto fermare definitivamente il jailbreak, ma semplicemente ha voluto darci un telefono più sicuro: chiunque avrebbe potuto creare un PDF maligno e regalarci qualche brutta sorpresa.</p>
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		<title>Ecco la ragione per cui lo schermo di iPad ha un rapporto 4:3</title>
		<link>https://www.nerdvana.it/2010/08/10/ecco-perche-lo-schermo-dellipad-e-in-rapporto-43/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 16:22:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Spotlight]]></category>
		<category><![CDATA[ipad]]></category>
		<category><![CDATA[microsoft]]></category>
		<category><![CDATA[multitouch]]></category>
		<category><![CDATA[windows 7]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel video che segue vedremo un raffronto fra l&#8217;iPad e un tablet che monta Windows 7. Su tutte le prove svolte, iPad ne esce quasi sempre vincitore (velocità di esecuzione delle app, reattività del sistema operativo, riproduzione video da YouTube, etc) tranne che nel caricamento delle pagine web (poca cosa, si tratta di qualche decimo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel video che segue vedremo un raffronto fra l&#8217;iPad e un tablet che monta Windows 7. Su tutte le prove svolte, iPad ne esce quasi sempre vincitore (velocità di esecuzione delle app, reattività del sistema operativo, riproduzione video da YouTube, etc) tranne che nel caricamento delle pagine web (poca cosa, si tratta di qualche decimo di secondo). E&#8217; interessante notare come lo schermo 4:3 di iPad, che inizialmente ha lasciato molti di noi (me compreso) un po&#8217; titubanti, si riveli vincente su un tablet. Inoltre, da questo video capiamo come la vera intuizione di Apple (oltre al multitouch, ovvio!) sia stata quella di produrre un nuovo OS (iOS per l&#8217;appunto) in luogo dell&#8217;uso di Mac OS X: i tablet non possono usare sistemi desktop sia a causa della loro potenza, sia a causa della user experience, punto su cui tutti i produttori hanno sempre sbagliato. Buona visione, e traete da soli le vostre considerazioni.</p>
<p><iframe loading="lazy" width="600" height="475" src="https://www.youtube.com/embed/f2IuEH07xBg" frameborder="0" allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Hackoulous e Installous: facciamo il punto della situazione.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 11:22:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Spotlight]]></category>
		<category><![CDATA[apptrackr]]></category>
		<category><![CDATA[hackolous]]></category>
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		<category><![CDATA[ipad]]></category>
		<category><![CDATA[iphone]]></category>
		<category><![CDATA[ipod]]></category>
		<category><![CDATA[pirateria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stanotte sul sito iClarified è stato pubblicato il riassunto di un&#8217;intervista a Dissident del team di Hackolous. Se volete potete leggerla da qui, non ne farò una traduzione letterale (lascio il compito ad altri blog con la mania del ctrl+c e ctrl+v), ma vorrei fare con voi alcune cosiderazioni. Smontiamo assieme, dunque, le posizioni di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Stanotte sul sito <a title="iClarified" href="http://www.iclarified.com">iClarified</a> è stato pubblicato il riassunto di un&#8217;intervista a Dissident del team di Hackolous. Se volete potete <a title="iClarified e Dissident" href="http://www.iclarified.com/entry/index.php?enid=11030">leggerla da qui</a>, non ne farò una traduzione letterale (lascio il compito ad altri blog con la mania del ctrl+c e ctrl+v), ma vorrei fare con voi alcune cosiderazioni. Smontiamo assieme, dunque, le posizioni di un cracker (posizione ben diversa da quella dell&#8217;hacker!):</p>
<ol>
<li><em>Planetbeing del DevTeam ha recentemente dichiarato la maggior parte dei fruitori della piattaforma è costituita da &#8220;ragazzini con scarsa disponibilità economica ma enorme disponibilità di tempo&#8221; . Dissident ammette che, visto che questi ragazzini non comprerebbero mai le applicazioni, gli sviluppatori non hanno alcuna perdita.</em> Una affermazione del genere mi fa solo pensare che Dissident faccia parte di questa folta schiera di bimbiminkia: se si possiede un telefono da 800€ ci si può benissimo permettere un&#8217;applicazione da pochi euro, tanto i soldi li passa paparino, no? <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></li>
<li><em>Un&#8217;altra consistente percentuale di piratucoli usa la piattaforma non perchè non possa permettersi l&#8217;acquisto delle applicazioni, ma perchè è alla ricerca di una qualsiasi app che possa fornir loro un certo livello di divertimento. La loro scelta non ricade quindi sulla possibilità di crackare o acquistare una sola applicazione, ma sulla possibilità di scegliere quale applicazione fra due comprare. Di fatto il soldi vengono investiti su una sola app.</em> Questo punto suscita una bella considerazione: su AppStore non è possibile scaricare una applicazione solo per provarla così come accade su Android Market (se l&#8217;applicazione acquistata non è di gradimento dell&#8217;utente, Google rimborsa quanto dovuto disabilitando da remoto la possibilità di eseguirla), ma bisogna sperare che gli sviluppatori abbiano predisposto una versione demo della stessa. Proprio per questo Apple, ieri notte, con il lancio della nuova sezione &#8220;<em>Applicazioni Gratuite</em>&#8221; in AppStore ha predisposto una categoria &#8220;<em>Try before you buy</em>&#8221; in cui vengono raccolte le demo di giochi e app presenti nel negozio. Un&#8217;ottima idea, che quindi distrugge un altro pilastro della difesa di Dissident: se posso provare l&#8217;applicazione con una versione demo, perchè devo scaricarne una versione pirata?</li>
<li><em>Più di tre milioni di persone usano Installous per provare le app, crackandole. In questo modo si accorgono delle potenzialità di iPhone e sono ben disposti a comprare altri prodotti Apple: di fatto Installous fa molta pubblicità gratuita ad Apple. </em>Ennesima sentenza di Dissident: se uno scarica applicazioni pirata dopo qualche mese compra un iMac? Ma per favore: non mi sembra che la modifica della PS2 abbia influito sulle vendite (scarsissime) della PSP.</li>
<li><em>Le applicazioni scaricate tramite Installous e AppTrackr godono di una maggiore visibilità rispetto a quella che possono avere su AppStore, dove di fatto, fra le 100 app più scaricate e le 10 in evidenza per ogni categoria, rimangono in vetrina &#8220;solo&#8221; 600 applicazioni su migliaia.</em> Bene, allora visto che hanno creato AppTrackr per permettere agli sviluppatori di avere più visibilità, perchè non sostituire il link per il download del file .ipa con quello al download diretto da iTunes? Non si fornirebbe una migliore vetrina, dando così la possibilità agli sviluppatori di veder riconosciuti i propri sforzi?</li>
</ol>
<p>Come potete vedere, le motivazioni addotte da Dissident sono totalmente inconsistenti. Installous e Hackolous sono purtroppo una piaga che, se dovesse infettare tutto l&#8217;ecosistema, potrebbe comportare il ritiro degli sviluppatori da AppStore con un conseguente calo di introiti per Apple che (portando la situazione alla massima esasperazione, sia chiaro) potrebbe decidere di non investire più sui dispositivi mobili. L&#8217;unica soluzione sarebbe blindare ulteriormente iOS, un po&#8217; come Sony ha fatto con la PlayStation 3, continuando a vendere milioni di consolle e di giochi&#8230; E voi, cosa ne pensate?</p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2010/08/06/hackoulous-e-installous-facciamo-il-punto-della-situazione/">Hackoulous e Installous: facciamo il punto della situazione.</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Jailbreak me, jailbreak no. Facciamo chiarezza.</title>
		<link>https://www.nerdvana.it/2010/08/04/jailbreak-me-jailbreak-no-facciamo-chiarezza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 11:27:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Spotlight]]></category>
		<category><![CDATA[ios]]></category>
		<category><![CDATA[ipad]]></category>
		<category><![CDATA[iphone]]></category>
		<category><![CDATA[jailbreak]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come tutti ormai sapete, da qualche giorno è disponibile il nuovo tool di comex per effettuare il jailbreak di tutti i dispositivi Apple con installato iOS 4 (prima che facciate casotti, sappiate che Apple a partire 4.1 beta ha chiuso il bug che permette l&#8217;iniezione del codice all&#8217;interno del dispositivo). Alla notizia del rilascio mi [&#8230;]</p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2010/08/04/jailbreak-me-jailbreak-no-facciamo-chiarezza/">Jailbreak me, jailbreak no. Facciamo chiarezza.</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/jaibreakipad.jpg" data-rel="lightbox-gallery-EdSwbGcw" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-52 aligncenter" title="" src="https://www.nerdvana.it/wp-content/uploads/2010/08/jaibreakipad.jpg" alt="Jaibreak iPad" width="600" height="450" /></a></p>
<p>Come tutti ormai sapete, da qualche giorno è disponibile il nuovo tool di comex per effettuare il jailbreak di tutti i dispositivi Apple con installato iOS 4 (prima che facciate casotti, sappiate che Apple a partire 4.1 beta ha chiuso il bug che permette l&#8217;iniezione del codice all&#8217;interno del dispositivo).</p>
<p>Alla notizia del rilascio mi sono sentito un po&#8217; come quando rivedete qualche vostra ex cui siete ancora molto legati: <a href="http://www.jailbreakme.com">jailbreakme.com</a> era utilizzato per effettuare il jailbreak di iPhone OS 1.1.1 e la tentazione di eseguirlo su miei device è stata forte. Dopo una lunga riflessione (e dopo che comex ha reso compatibile lo script con iOS 3.2.1) ho deciso di eseguirlo solo su iPad, giungendo a questa conclusione sulla scorta di tre buoni motivi: 1) su iPad non ci sono ancora il multitasking e il fast app switching, che arriveranno in autunno (novembre?) con iOS 4.0 per iPad, che ho quindi sostituito con l&#8217;accoppiata <em>Backgrounder + ProSwitcher</em>, 2) ho potuto installare <em>Full Force</em>, ottimo tool che rende compatibili alcune app per iPhone con iPad (Facebook su tutte) in modo da non eseguirle in modalità 2x, 3) piccoli &#8220;problemi&#8221; di sicurezza, ma non allarmatevi! La falla che viene sfruttata per iniettare il codice è presente nel lettore PDF che Apple ha integrato in iOS: leggendo un PDF opportunamente modificato, questo crasha permettendo l&#8217;accesso con privilegi <em>root</em> (amministratore di sistema, <em>ndr</em>) ad iOS, favorendo quindi l&#8217;esecuzione di codice arbitrario. Ora jailbreakme.com è in grado di chiudere la porta che apre per eseguirsi. Ora facciamo un po&#8217; di chiarezza su alcuni aspetti:</p>
<ol>
<li>adesso che il bug è noto ai più bisogna stare attenti a cosa andiamo a leggere su internet: prima di scaricare un file pdf da un qualsiasi sito internet, chiediamoci se questo possa essere affidabile o meno. Qualora riscontriate rallentamenti vari, crash di sistema, appesantimento generale, dopo aver letto un pdf non sicuro, ripristinate immediatamente il device configurandolo come nuovo!</li>
<li>ho eseguito il jailbreak su iPad solo anche perchè, in caso in cui dovessi separarmene per problemi gravi, mi mancherebbe nell&#8217;uso quotidiano certamente meno rispetto a quanto potrebbe mancarmi iPhone 4, sul quale ho installato iOS 4.1 beta 3 per dormire sonni più tranquilli;</li>
<li>Il Congresso Federale USA ha legittimato la procedura di jailbreak: questo semplicemente significa che la parte del DMCA (la legge americana che tutela i software contro gli scardinamenti delle protezioni e le modifiche non autorizzate) sulla modifica del software non si applica, purchè il jailbreak non venga eseguito per installare applicazioni pirata, caso in cui si può essere incriminati e subire un simpatico processo penale. Questo ovviamente vale solo in USA: in UE, e in special modo in Italia, più che un vuoto normativo c&#8217;è un caos tale da non permettere di dichiarare &#8220;legale&#8221; la procedura di modifica di iOS. Quindi, anche in questo caso, occhio!</li>
<li>Nonostante tutta la disputa legale, Apple ha dichiarato ufficialmente che non verrà riconosciuto alcun intervento tecnico (sia se il terminale è in garanzia sia che on lo sia) ai dispositivi sottoposti alla procedura di jailbreak. E&#8217; vero che nel 99% dei casi è sempre possibile ripristinare iOS, ma è sempre meglio tenerlo bene a mente, prima di ritrovarsi con dei mattoncini molto costosi.</li>
</ol>
<p>Spero di avervi fatto un po&#8217; di chiarezza su tutti i pro e i contro della procedura. Ora vi chiedo: avete già eseguito il jail? E su che dispositivi?</p>
<p>Questo post <a href="https://www.nerdvana.it/2010/08/04/jailbreak-me-jailbreak-no-facciamo-chiarezza/">Jailbreak me, jailbreak no. Facciamo chiarezza.</a> è stato pubblicato su <a href="https://www.nerdvana.it">Nerdvana - Nerd Magazine</a>.</p>
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